Rigoletto. Atto primo, quadro secondo. Gilda alla sua prima comparsa in scena cerca, cogliendo un momento di angoscia del padre, di sapere qualcosa del suo passato. Evidentemente ci ha già provato altre volte se, piuttosto cautamente, la prende alla larga e, sottolineando una sorta di suo diritto di figlia, si esprime in terza persona, quasi facendosi portavoce della curiosità di un’altra. Dice: “Voi sospirate! Che v’ange tanto?/Lo dite a questa povera figlia. /Se v’ha mistero per lei sia franto. /Ch’ella conosca la sua famiglia”‘· Rigoletto non vuole rispondere e la interrompe bruscamente: “Tu non ne hai”. Gilda, stavolta più direttamente, torna alla carica: “Qual nome avete?“, Rigoletto, sempre più infastidito e anche con una certa sorprendente bruschezza (soprattutto se si tiene conto che poco prima ha detto alla figlia: “A te d’appresso/Trova sol gioia il core oppresso“) replica: “A te che importa?“. Su come si concluda questo dialogo torneremo più avanti. Intanto spostiamo la nostra attenzione qualche battuta più in là.
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