libri e polemiche

L’inchiesta di Caracas, i sette emigrati di una storia dimenticata

La vicenda del grande rientro degli italo – venezuelani scacciati dal loro paese di emigrazione dalla crisi che lo ha sprofondato nella miseria – di cui ho scritto in un post precedente – mi ha fatto scoprire un libro che varrebbe la pena di ripubblicare perché racconta una storia pressoché sconosciuta, e che mai ho visto citata nei numerosi articoli che pure la stampa italiana ha dedicato al problema. Me l’ha fatta scoprire un altro libro, “Italiani mata burros” di Michele Castelli che ne fa la trama di uno dei suoi racconti.  È la storia di sette siciliani, emigrati in Venezuela negli anni cinquanta, catturati dalla polizia del dittatore Marco Perez Jimenez, i quali tenuti segregati e seviziati nelle carceri del regime per quasi tre anni (dal 13 aprile 1955, giorno dell’ “arresto” del primo dei sette, al 23 gennaio del 1958), vennero eliminati, proprio nelle stesse ore in cui un pronunciamento di militari “liberali” incendiava il Venezuela e costringeva lo screditato e corrotto tiranno alla fuga.

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Franco Brugnola scrive un manuale di buona amministrazione. Con un’anima

 

Il manuale di Franco Brugnola, “Utopia di un comune”, è qualcosa in più che un semplice vademecum  dell’amministratore comunale perché ha un’anima. Un’anima, potremmo dire, riformista, di un uomo cioè che crede nelle istituzioni e lotta per migliorare le cose – la società, il proprio comune – facendo il proprio dovere all’interno di esse. Si rivolge agli amministratori, ma soprattutto ai cittadini che, leggendolo e annotando le indicazioni di cui è ricco, possono capire meglio quanto e perché debbono diventare “esigenti” nei loro diritti e rigorosi nei loro doveri”. È un testo ricco di spunti, informazioni, difficilmente riassumibile con puntualità per la mole delle nozioni che vi si trovano e che sono tutte irrinunciabili per un amministratore (non importa se al governo dell’ente o all’opposizione – io sostengo che anche l’opposizione svolge una funzione di governo, sia pure in altro modo e se riesce a trovarlo), ne sintetizzo perciò solo alcuni concetti, quelli che mi paiono decisivi per capire e “utilizzare” al meglio il libro.

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Caro Francesco, populista immaginario

Caro Francesco,

ho letto il tuo pamphlet (“Benedetti populisti”, Il Giornale, Fuori dal coro) con attenzione, ritrovandoci tutti gli umori di quella scrittura capace di coinvolgere che ho avuto modo di apprezzare nei tuoi post sulle amministrative di Alatri pubblicati su discorsoincomune e, più recentemente, sulle elezioni americane, a proposito delle quali hai saputo proporre analisi non scontate.

Questa attestazione di stima, che metto qui quasi a esergo, la ribadisco perché non voglio che tu pensi sia adesso menomata dalle mie perplessità su “Benedetti populisti” in cui trovo, invece, di convincente solo la scrittura, la capacità di raccontarla giusta ma al servizio, questa volta, di pensieri e argomenti che mi paiono molto deboli.

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