memoria, partecipazione, Ritratti

L’ “Oggetto Buono” restato dentro di me. Un ricordo del professor Mantovani

La sala era stracolma, lo scorso 27 giugno, quando gli ex allievi del Liceo Conti Gentili hanno ricordato nella Biblioteca di Alatri, alla presenza dei famigliari e del Sindaco, Giovanni Battista Mantovani. Chi non c’era ha inviato un messaggio, un segno di partecipazione. Questo è il saluto di un “oriundo alatrense”, molisano d’origine, che vive a Piombino da quasi mezzo secolo, ELIO VERNUCCI

DICONO GLI ANALISTI che un’analisi è ben riuscita quando il paziente continua,
dentro di sé, a dialogare col suo terapeuta anche dopo molto tempo dalla fine della
terapia.
Significa che ha introiettato qualcosa che conforta. Che conserva con cura dentro di
sé, per usare il linguaggio dell’analista, un Oggetto Buono.
Qualcosa di simile mi è successo con Mantovani. Ci siamo salutati, noi due, in un giorno
facile da ricordare, il giorno in cui il primo uomo mise piede sulla luna. Non solo mi
ha separato da lui il tempo ma anche la distanza essendo io oramai definibile un
“oriundo” alatrense. Con questa doppia distanza, il ricordo potrebbe essere
facilmente e banalmente ancorato a infiniti più o meno efficaci aneddoti. Ma sono
solo tre le cose che mi servono per dichiarare il mio legame e il mio affetto nel
saluto.

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partecipazione

Partecipazione, la prova dell’Aquila

Al questionario che chiedeva ai presenti il livello e le ragioni di gradimento del Festival della partecipazione, che si conclude oggi (10 luglio) a L’Aquila dopo quattro giorni di dibattiti e eventi, ho risposto che, a mio parere, il valore essenziale dell’iniziativa sta nell’avere riproposto sui media il problema del lungo dopo terremoto della città abruzzese testimoniato dai cantieri che occupano ancora gran parte del suo bellissimo centro storico. Non è proprio la risposta che volevo dare, ma tra quelle proposte mancava la sola che avrei ritenuto la più esatta. E cioè che aver rilanciato il tema della partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche proprio a l’Aquila, dove essi ne erano stati espropriati nelle concitate e drammatiche fasi dell’emergenza, e non solo per il tempo necessario a garantire le prime risposte dopo la catastrofe, assume un significato esemplare che difficilmente si sarebbe potuto raggiungere altrove.

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