memoria

Un Conservatorio all’ Aquila, un violino a Onna

Dieci anni fa il terremoto dell’Aquila, pochi mesi prima avevo visitato il suo Conservatorio dove tornai per raccontarne la distruzione ma anche la speranza che stava rinascendo. E’ così che scoprii il geniale progetto di ricostruzione firmato da un maestro dell’architettura dell’emergenza il giapponese Shigeru Ban, il conservatorio temporaneo che in parte ne aveva raccolto le indicazioni, spegnendone però le soluzioni più ardite, lo strenuo lavoro che aveva restituito ai giovani musicisti una sede di studio in pochi mesi, in attesa del recupero di quella storica, collocata al fianco della basilica di Collemaggio. A Onna, un paese completamente distrutto a pochi chilometri dal capoluogo, un violinista, docente del Conservatorio di Frosinone di cui all’epoca ero presidente, era riuscito a salvare il suo strumento e lo aveva trasformato nel simbolo della rinascita attraverso la musica. Raccontai tutto in un capitolo del mio libro “Conservatorio. Ieri Oggi Domani” che ripropongo come contributo al ricordo di una tragedia che non ha trovato ancora la sua pacificazione. 

«Ero stato a Collemaggio, a visitare il conservatorio Alfredo Casella dell’Aquila che occupava allora un’ampia porzione dell’antica struttura conventuale, posta al fianco della chiesa dedicata a Celestino V, al principio dell’estate del 2008, meno di un anno prima del terremoto che in pochi attimi avrebbe distrutto il centro storico della città abruzzese e fatto crollare una parte della copertura medievale dell’edificio, appena fuori dalle mura dell’abitato, meta di una devozione tenace alla memoria del papa che, nonostante la condanna dantesca, la gente più umile, forse per antica diffidenza verso i vincitori della storia e il potere, continua a conservare intatta generazione dopo generazione.

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Inchiesta

Le comunità “deliberanti” si incontrano all’Aquila, con tanti giovani

“Il Festival della partecipazione” all’Aquila (siamo alla seconda edizione) è nato per dire che le città si ricostruiscono con la partecipazione dei cittadini, non escludendoli. Così era stato nei primi mesi del post terremoto, quando i tecnici e i supertecnici (molti solo presunti, a stare alle scoperte fatte successivamente), avevano preso la guida del treno della ricostruzione, imballatosi alle prime fermate, un attimo dopo che le luci della ribalta si erano spente sul dramma della città.

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partecipazione

Partecipazione, la prova dell’Aquila

Al questionario che chiedeva ai presenti il livello e le ragioni di gradimento del Festival della partecipazione, che si conclude oggi (10 luglio) a L’Aquila dopo quattro giorni di dibattiti e eventi, ho risposto che, a mio parere, il valore essenziale dell’iniziativa sta nell’avere riproposto sui media il problema del lungo dopo terremoto della città abruzzese testimoniato dai cantieri che occupano ancora gran parte del suo bellissimo centro storico. Non è proprio la risposta che volevo dare, ma tra quelle proposte mancava la sola che avrei ritenuto la più esatta. E cioè che aver rilanciato il tema della partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche proprio a l’Aquila, dove essi ne erano stati espropriati nelle concitate e drammatiche fasi dell’emergenza, e non solo per il tempo necessario a garantire le prime risposte dopo la catastrofe, assume un significato esemplare che difficilmente si sarebbe potuto raggiungere altrove.

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