Guido Barlozzini, memoria, partecipazione

Succede a A provincia di F, la scuola sbagliata di sessanta anni fa

ANNO 1964, GUIDO BARLOZZINI, con lo pseudonimo di MARZIO, racconta su PAESE SERA la singolare vicenda occorsa a un comune il cui nome inizia con A in una provincia il cui nome comincia con F.

Guido usa le iniziali, per avvalorare, dandogli un significato esemplare, il caso che descrive: in quel comune, che ha ottenuto un finanziamento per costruire un edificio scolastico, l’istituto per l’avviamento professionale, questi soldi rischiano di svanire perchè la nuova scuola media (che dalla fine del 1962 ha inglobato l’avviamento, creando un percorso di studi unitario) non viene ritenuta (dalla burocrazia ministeriale) la legittima erede di quei fondi: insomma per l’avviamento sì, per la nuova scuola media che ha inglobato l’avviamento no.

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capitale umano, Guido Barlozzini, memoria, Ritratti, viste e sentite

Il film mai realizzato di Cesare Zavattini e Vincenzo Mazzocchia

La data della scheda dell’archivio Zavattini è 19 gennaio 1958 e la descrizione è molto precisa: “Si tratta di un soggetto che Cesare Zavattini scrisse in collaborazione con Vincenzo Mazzocchia. Nel corso del 1958 è documentata una collaborazione tra Cesare Zavattini, Vincenzo Mazzocchia e Guido Barlozzini relativa a un progetto di film da realizzare in Egitto”.

Il fascicolo contiene un soggetto dal titolo, provvisorio, “Io sono papà”, il cui protagonista è uno straccivendolo che si chiama Tonin. Non saprei dire se il film da realizzare in Egitto sia lo stesso del soggetto, potrebbe essere così perché l’ambiente nel quale si svolge la vicenda è quello degradato di un villaggio di stracci, ma la didascalia potrebbe anche alludere a un altro progetto di cui non sia restata traccia nell’archivio. Ho chiesto qualche chiarimento ai responsabili del Fondo Zavattini, depositato nella biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, ma senza averne informazioni più precise.

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Guido Barlozzini, memoria, Ritratti, viste e sentite

Guido Barlozzini nello “Specchio” della Mondadori, altre puntate del mio diario di ricerca

In un prezioso volumetto, che è conservato nella Sala Falqui della Biblioteca Nazionale di Roma, abbiamo forse le prime poesie pubblicate da Guido Barlozzini, “Dedica” e “Canto di portatori”, precedenti certamente al 1948 e che si ritrovano, seppure con titolo diverso, nell’inedito che le raccoglie tutte, “Il Cattivo Ladrone”, il cui dattiloscritto porta le date di inizio e fine 1943-1976.

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Guido Barlozzini, memoria, Ritratti

“Caro Cesare, grazie della tua bella e rara amicizia”. L’ultima lettera di Guido Barlozzini a Cesare Zavattini

Il primo riscontro del rapporto tra GUIDO BARLOZZINI e CESARE ZAVATTINI, stando ai diari del Maestro del neorealismo, lo troviamo il 17 febbraio 1947, quando UNGARETTI chiede a Zavattini un incontro, perché vuole raccomandare “il suo sostituto” per farlo lavorare “in qualche modo”.

Un incontro diretto c’è più di un mese dopo, il 27 marzo 1947, e Zavattini annota il giorno successivo: “Sono tutti in gamba questi 24-25enni nati sotto il fascismo. Capiscono tutto ciò che dico (come ieri Barlozzini e un suo amico). Io mi sento sempre più ignorante. Come rimediare? Troppo tardi”.

È evidente l’ironia, ma che questi giovani siano capaci di mettere in difficoltà un intellettuale già navigato e della tempra di Zavattini è provato da uno scambio di lettere tra i due di qualche anno dopo, nell’ottobre del 1950, sul tema delicato della collaborazione di Zavattini con il nuovo settimanale della Mondadori Epoca, di cui Guido gli chiede conto (qui apprendiamo di una conoscenza avvenuta già nel 1945).

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