Guido Barlozzini, memoria, partecipazione

Succede a A provincia di F, la scuola sbagliata di sessanta anni fa

ANNO 1964, GUIDO BARLOZZINI, con lo pseudonimo di MARZIO, racconta su PAESE SERA la singolare vicenda occorsa a un comune il cui nome inizia con A in una provincia il cui nome comincia con F.

Guido usa le iniziali, per avvalorare, dandogli un significato esemplare, il caso che descrive: in quel comune, che ha ottenuto un finanziamento per costruire un edificio scolastico, l’istituto per l’avviamento professionale, questi soldi rischiano di svanire perchè la nuova scuola media (che dalla fine del 1962 ha inglobato l’avviamento, creando un percorso di studi unitario) non viene ritenuta (dalla burocrazia ministeriale) la legittima erede di quei fondi: insomma per l’avviamento sì, per la nuova scuola media che ha inglobato l’avviamento no.

Il gioco delle iniziali è semplice da risolvere, almeno per noi che sappiamo che Guido era consigliere comunale di Alatri, comune della provincia di Frosinone: A è Alatri, F è Frosinone. Un indizio, ancora più probante, è di tipo letterario. Guido, infatti, non può non sapere che già il suo maestro Cesare Zavattini aveva fatto ricorso, per alludere ad Alatri, al marchingegno dell’iniziale puntata: un racconto famoso di “Parliamo tanto di me” si intitola infatti “Ballo a A.”; parla di Alatri e dietro e oltre quell’inziale puntata c’è tutto un mondo di ansie giovanili e di citazioni letterarie.

Per il mio scrupolo di ricercatore, però, questi due indizi, che di solito, possono costituire una prova, non mi sono parsi sufficienti. Ho cercato, perciò, una conferma documentale. Se quel fatto riguarda Alatri – ho pensato – è probabile che se ne sia parlato nel Consiglio comunale della città, l’assise di cui Guido era, proprio in quegli anni (dal 1952 a fine anni Sessanta), stimato e ascoltato componente. Ho chiesto il registro dei verbali dei Consigli comunali, conservato nell’Archivio storico del comune, ho aperto quello del 1964 e, dopo uno sfoglio veloce ma attento delle pagine, ho trovato il punto: il resoconto del Consiglio comunale nel quale si discute del fatto, si argomenta intorno all’obbligata variante del progetto (e perciò sulla necessità di sventare in questo modo la cancellazione del finanziamento), sull’autorizzazione del ministero e sul riavvio della pratica sul giusto binario (il risultato sarà la scuola media Dante Alighieri).

L’articolo di Paese Sera precede di qualche mese la seduta del Consiglio comunale e può perfino essere che la denuncia giornalistica abbia contribuito a far rinsavire la burocrazia ministeriale: ma questa è la mia supposizione di giornalista fiducioso sul valore, diciamo pedagogico, di ciò che che si scrive sui giornali. E particolarmente se la firma, o lo psuedonimo, sotto l’articolo è autorevole.

Quel registro dei verbali del 1964, che ho continuato a leggere fino all’ultima pagina, mi ha però guidato a un momento centrale della storia cittadina, quello della discussione e dell’approvazione del Piano regolatore generale, elaborato da due giovani architetti – sarebbero diventati famosi – Borgia e Malusardi.

Un dibattito intenso, che va avanti per diverse sedute, sia di consiglio che di commissione. È stata una lettura interessante e, per me, che mi entusiasmo per gli uomini che discutono (in quel caso davvero tutti uomini, nel senso che le consigliere non ci sono) di bene comune, addirittura appassionante. Ma lo spazio è finito, e ci tornerò una prossima volta. Perchè non stiamo parlando di passato, ma cerchiamo una lente per guardare il presente. Chissà se pure il futuro.

Standard

Lascia un commento