Sarà tra qualche giorno in libreria, in edicola e sulle piattaforme di vendita on line l’ultimo numero di Nuovi Argomenti (la rivista fondata da Alberto Moravia e Alberto Carocci) con una sezione dedicata alle “nuove povertà”. C’è anche un mio scritto, “Tre istantanee sulla povertà”, che affronta, al modo di Nuovi Argomenti, un po’ racconto un po’ saggio, il tema, appunto, da tre punti di vista: lo spopolamento demografico delle aree interne, l’impoverimento da gioco d’azzardo, le misure di contrasto, sperimentate in questi anni, con le loro barocche, e furbesche, definizioni.
Devo l’invito alla partecipazione a questo numero della rivista al fatto di aver scritto, nel 1983, “Vecchie e nuove povertà” (su Amazon compare, chissà perchè, con la data del 1994, e costa 62 euro, offro in omaggio le poche copie che ho), un libro che ebbe una certa diffusione perchè uscito in coincidenza con la istituzione della prima Commissione di indagine sulla povertà, voluta dal governo Craxi e presieduta da un indimenticato (o forse no?) Ermanno Gorrieri, a seguito di una mia inchiesta in più puntate realizzata per Rassegna Sindacale, auspici Enrico Galantini e Giorgio Nardinocchi (un amico che è mancato qualche mese fa): se ne è ricordato un altro amico, Raffaele Manica, uno dei direttori della serie moderna di Nuovi Argomenti con Dacia Maraini, che ne ha parlato in redazione e mi ha inserito nel “timone” del numero.
Con “Nuovi Argomenti” avevo già collaborato agli inizi degli anni Duemila e, in una occasione, con uno dei “pezzi” che considero tra i miei più riusciti: “I poveri della porta accanto”, che iniziava il suo “discorso” sulla povertà da un paese lucano di duemila abitanti, al centro della valle del Sinni, Chiaromonte, conosciuto dai sociologi di mezzo mondo come Montegrano, in virtù di un libro epocale “Le basi morali di una società arretrata” di Edward C. Banfield: il ricercatore, un po’ sociologo un po’ agente del governo americano, inventore di una formula che si è appiccicata addosso al nostro meridione, e a tutto il paese, segnandoli irredimibilmente: quella del “familismo amorale”.
In “Vecchie e nuove povertà”, utilizzando le non molte inchieste, allora disponibili, dei centri di ricerca più attenti, ma attingendo anche un po’ dalla mia “immaginazione sociologica”, parlavo delle povertà tradizionali e di quelle “post materialistiche”, degli anziani e dei disabili, dei tossicodipendenti, dei bambini, delle bande disperate di giovani che attaccavano il centro delle metropoli, degli stranieri irregolari o clandestini e ricordavo la storia raccontata, proprio su “Nuovi Argomenti” nel 1982, da uno studioso sensibilissimo e preveggente, Michele Colafato, di un giovane immigrato bruciato davanti agli occhi di tutti: il suo saggio si intitolava “Roma africana”.


Le nuove povertà di oggi c’erano già allora, la scelta delle mie tre istantanee ha cercato di aggiungere qualcosa che è dentro l’Italia dei nostri giorni ed è un motore, sempre in azione, che genera impoverimento, emarginazione, scacco sociale e economico: l’impoverimento dei piccoli paesi che colpisce la demografia, l’ambiente, la salute (tanti spunti li ho avuti dalle mie conversazioni con don Alberto Conti, direttore della Caritas abruzzese e molisana, e Rossano Pazzagli, storico dell’Università del Molise – soprattutto sulle azioni di resistenza possibile); lo spreco di soldi, di tempo, di speranza di vita che con il gioco d’azzardo devasta soprattutto, con apparente paradosso, le zone più povere. E non a caso il Rapporto sulla povertà della Caritas 2025 (con il sociologo Maurizio Fiasco) dedica all’azzardo una delle sue ricerche più impressionanti.
Fatti ai quali non è estraneo lo Stato, con le sue politiche o le sue scelte mancate. Ma dai quali, penso, nessuno di noi possa tirarsi fuori del tutto.
La terza istantanea l’ho scattata proprio sulle parole che si usano per definire le misure di contrasto della povertà – tutte in acronimo: dall’RMI di ventotto anni fa all’ADI di adesso (sulla “comunicazione” della povertà, tra l’altro, c’è un intero capitolo del recentissimo Rapporto dell’Alleanza contro la povertà).
Modifiche, eufemismi, nascondimenti, dettati più da preoccupazioni parametrate su preoccupazioni di consenso politico che da vere scelte di lotta alla povertà. Potrebbe sembrare un aspetto laterale, minore. Ma non lo è.
Nella immagine in evidenza, la copertina di Nuovi Argomenti in uscita il 16 luglio, nelle due immagini della galleria, la copertina di Vecchie e Nuove povertà (1983) e la pagina iniziale del mio saggio, uscito su Nuovi Argomenti, gennaio-marzo 2000, “I poveri della porta accanto“.