La pittura, nella figurazione allegorica di Mario Ritarossi, è una giovane donna, poco più che adolescente. L’unico segno evidente che riconduca a ciò di cui vuole essere la velata rappresentazione è un pennello infilato nei capelli, come un fermaglio, per raccoglierli, impedendo che si scompongano sulle spalle, e piegarli così da scoprire l’ovale del volto e l’incarnato del collo in un’allusione amorosa. La natura donnesca della pittura sta tutta in questa acconciatura che pare casuale e invece è un cenno di invito, la spia di un atteggiamento in cui la spontaneità del gesto fa parte di un progetto estetico e intellettuale che vuole affermare il suo modo imprevedibile ed estremo di guardare il mondo, procurando la vertigine di un deragliamento di senso grazie al gioco degli inattesi punti d’osservazione.
Continua a leggereMonthly Archives: aprile 2026
L’eroe dimenticato, Guido Gino Pelagalli
A volte basta un post e si rinnovano ricordi, si aprono cassetti e si ritrovano documenti che non si era immaginato di avere, o di cui non si era supposta l’importanza o che si era preferito non ostentare, per riservatezza. È accaduto con il mio post (pubblicato sulla mia pagina facebook) su Guido Gino Pelagalli, il cui nome compare su una lapide posta nella Risiera di San Sabba, commemorativa della fucilazione di quattro patrioti, tre militari e una donna civile, avvenuta il 16 settembre del 1944. La lapide è stata fotografata, alcune settimane fa, da alcuni studenti di Ceccano, che l’hanno inviata al loro professore Pietro Alviti. Il quale, a sua volta, leggendo che uno dei fucilati era nato ad Alatri me l’ha girata sapendo che avrebbe suscitato il mio interesse. Di Guido Gino Pelagalli sapevo qualcosa, ma assai poco, e soprattutto – dopo aver ricevuto la segnalazione del professor Alviti – non ero riuscito, seguendo alcune piste indirette, a identificare la sua provenienza familiare. E, invece, il post ha avuto un immediato riscontro e la storia di Guido Gino Pelagalli si è subito ricomposta.
Continua a leggere
La nostra provincia incompiuta
Da qualche settimana si trova nelle librerie una bella indagine sulla provincia di Frosinone realizzata da un gruppo di ricerca del Politecnico di Milano. È stata pubblicata con il titolo “La provincia aggiunta. La Ciociaria il Nord del Sud” nella collana Ritratti dell’Italia di mezzo dell’editore Donzelli.
La firmano tre studiosi, Chiara Nifosì, Federico De Angelis, Paolo Beria che tracciano un ritratto impietoso e cordiale del nostro territorio: impietoso perché il profilo delineato con la ricerca affonda nella realtà della provincia di Frosinone mettendo sotto i riflettori la sua fragile, sfrangiata e perciò insicura, identità. Cordiale perché cerca di indicare i punti di forza sui quali può crescere un suo profilo più marcato, meno condizionato dalla grande forza attrattiva di Roma in un processo che la porti a essere sempre meno “provincia aggiunta” e sempre più “terra di mezzo”. E cioè sempre meno dipendente dalla metropoli romana che la attrae e ne surroga le funzioni e sempre più “terra di mezzo”, capace cioè di crescere da sola, di trovare in se stessa la risposta agli interrogativi del proprio sviluppo.
Continua a leggere