A volte basta un post e si rinnovano ricordi, si aprono cassetti e si ritrovano documenti che non si era immaginato di avere, o di cui non si era supposta l’importanza o che si era preferito non ostentare, per riservatezza. È accaduto con il mio post (pubblicato sulla mia pagina facebook) su Guido Gino Pelagalli, il cui nome compare su una lapide posta nella Risiera di San Sabba, commemorativa della fucilazione di quattro patrioti, tre militari e una donna civile, avvenuta il 16 settembre del 1944. La lapide è stata fotografata, alcune settimane fa, da alcuni studenti di Ceccano, che l’hanno inviata al loro professore Pietro Alviti. Il quale, a sua volta, leggendo che uno dei fucilati era nato ad Alatri me l’ha girata sapendo che avrebbe suscitato il mio interesse. Di Guido Gino Pelagalli sapevo qualcosa, ma assai poco, e soprattutto – dopo aver ricevuto la segnalazione del professor Alviti – non ero riuscito, seguendo alcune piste indirette, a identificare la sua provenienza familiare. E, invece, il post ha avuto un immediato riscontro e la storia di Guido Gino Pelagalli si è subito ricomposta.
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