A volte basta un post e si rinnovano ricordi, si aprono cassetti e si ritrovano documenti che non si era immaginato di avere, o di cui non si era supposta l’importanza o che si era preferito non ostentare, per riservatezza. È accaduto con il mio post (pubblicato sulla mia pagina facebook) su Guido Gino Pelagalli, il cui nome compare su una lapide posta nella Risiera di San Sabba, commemorativa della fucilazione di quattro patrioti, tre militari e una donna civile, avvenuta il 16 settembre del 1944. La lapide è stata fotografata, alcune settimane fa, da alcuni studenti di Ceccano, che l’hanno inviata al loro professore Pietro Alviti. Il quale, a sua volta, leggendo che uno dei fucilati era nato ad Alatri me l’ha girata sapendo che avrebbe suscitato il mio interesse. Di Guido Gino Pelagalli sapevo qualcosa, ma assai poco, e soprattutto – dopo aver ricevuto la segnalazione del professor Alviti – non ero riuscito, seguendo alcune piste indirette, a identificare la sua provenienza familiare. E, invece, il post ha avuto un immediato riscontro e la storia di Guido Gino Pelagalli si è subito ricomposta.
Dopo la diffusione del post, infatti, Paola Pelagalli, nipote del patriota, mi ha inviato una sua foto, autorizzandomi a pubblicarla. E l’ha accompagnata con delicate parole, ricordando la commozione del padre VITTORIO, fratello di Guido Gino, ogni qual volta il pensiero tornava a quel fratello trucidato a San Sabba di cui aveva rinnovato la memoria chiamando Gino il suo primo figlio (morto anche lui giovane, lo frequentai negli anni giovanili).
Vittorio Pelagalli è stato una persona nota ad Alatri, uno stimato professionista – segretario comunale e provinciale in diversi enti locali italiani – eppure la tragedia che aveva colpito la sua famiglia non era conosciuta da molti e, soprattutto, non ha dato mai luogo (a quanto so e ricordo) a un momento di celebrazione cittadina. Ho quindi pubblicato la foto inviatami da Paola, e subito dopo mi è stata fatta recapitare da un amico collezionista, che non cito perché so che non ama comparire, la copia del foglio matricolare di Guido Gino: quattro fogli, l’ultimo aggiunto dopo la morte, che chiarisce la ragione della fucilazione,.
Dunque, in un paio di giorni, a partire dal primo post, ho conosciuto il nome della famiglia di Guido Gino (che ha sempre custodito il ricordo della tragedia vissuta con riservatezza), ho ricevuto una sua foto e, infine, il documento che riassume la sua vicenda militare e fissa, nero su bianco, la “mansione speciale” di cui era stato incaricato dall’esercito italiano (che non si era dato ai fascisti della Repubblica Sociale e ai nazisti) e per la quale, dunque, era stato fucilato.
Ecco il post, da cui è arrivato il resto.



GUIDO GINO PELAGALLI, nato ad Alatri il 12 novembre 1916, ucciso dai Nazisti nella RISIERA DI SAN SABBA il 21 settembre 1944.
Il suo nome è scolpito nella lapide che ricorda il martirio di quattro patrioti, una donna CLEMENTINA TOSI e tre militari, oltre a Guido Gino, il capitano VALENTINO MOLINA e il tenente colonnello FRANCESCO SANTE DE FORTI.
VENNERO CATTURATI A TRIESTE, dove – in contatto con le truppe anglo-americane che avanzavano verso il Nord Italia – trasmettevano, con una radio clandestina. informazioni sugli spostamenti delle colonne tedesche stanziate nel Friuli Venezia Giulia.Questa vicenda viene ricordata come l’OPERAZIONE MOLINA, qualche racconto si trova sul web, come sul web si trova un rapido resoconto del processo che individuò il presunto colpevole (un amico, per danaro) della “soffiata” che portò a scoprire la casa dalla quale la radio trasmetteva i suoi messaggi e all’arresto dei responsabili. La donna del gruppo era la proprietaria dell’abitazione, che per necessità aveva trasformato in pensionato. Probabilmente sapeva poco o nulla dell’attività di spionaggio del capitano Molina, o forse fingeva di non vedere. Sulla sua vicenda è stato pubblicato un libretto illustrato per bambini (autori Alessandro Slama e Roberta Zucca), “LA TRISNONNA CLEMENTINA E LA RISIERA DI SAN SABBA”, uscito nel 2020 – l’ho acquistato un paio di mesi fa in questa edizione – ma presumibilmente ora riedito perché ancora in questi giorni trovo annunci (sempre sul web) di sue presentazioni.


Di GUIDO GINO PELAGALLI, invece, che viene ricordato sempre in giro a raccogliere informazioni setacciando il territorio, altro non so. Ma credo che ad Alatri ci sia chi conosce la sua storia e potrebbe raccontarla. A me pare di ricordare che il suo nome, con una breve nota, fosse citato in un giornale ciclostilato del PSI di Alatri di metà degli anni Settanta del secolo scorso, diffuso in occasione di un 25 aprile. Non lo ritrovo. Ricostruire compiutamente la storia di Guido Gino Pelagalli sarebbe opportuno, doveroso. Per conoscenza storica, certo. E, soprattutto, per incidere il suo nome nel nostro simbolico MAUSOLEO CITTADINO DEGLI UOMINI GIUSTI.

PS.
ALATRI HA SVOLTO UN RUOLO DI PRIMO PIANO NELLA RESISTENZA CIOCIARA. Mi sono accorto in questi giorni che la storia di questo momento della storia cittadina è poco conosciuto e, spesso, mal ricordato.
Quasi nulla fu l’attività militare, per le ragioni che sono state più volte sintetizzate dallo storico Gioacchino Giammaria (la città, come gran parte della provincia era “retrofronte” e perciò piena zeppa di milizie tedesche), ma è stata assai attiva nell’organizzazione politica costituendo un CNL locale in cui furono rappresentati esponenti dei diversi movimenti politici:, ne fu stratega, di straordinaria finezza, ANGELO MENICUCCI, allora diretto collaboratore del Vescovo Facchini.
Di questo ho scritto e parlato diffusamente in più occasioni, soprattutto in due libri: “LIBERTÀ 1943-1944. IL FOGLIO CLANDESTINO DEI CATTOLICI NELLA RESISTENZA CIOCIARA” e “IO GINO CONTI, RIVOLUZIONARIO DI PROFESSIONE”, il primo una edizione con la riproduzione fotografica della prima annata del giornale (Hetea, 1985) e il secondo la pubblicazione (Tofani,1995) di una MEMORIA SULLA RESISTENZA IN CIOCIARIA di ALFREDO BONELLI, un dirigente comunista che, dopo il confino alle isole Tremiti e a Ventotene, soggiornò clandestino alcuni mesi ad Alatri tra il 1943 e il 1944.
Nelle introduzioni ai due volumi ho ricostruito la storia di quei mesi drammatici e ricordato i nomi e le azioni dei protagonisti maggiori. Chi è interessato le può cercare e leggere su questo stesso blog.