La pittura, nella figurazione allegorica di Mario Ritarossi, è una giovane donna, poco più che adolescente. L’unico segno evidente che riconduca a ciò di cui vuole essere la velata rappresentazione è un pennello infilato nei capelli, come un fermaglio, per raccoglierli, impedendo che si scompongano sulle spalle, e piegarli così da scoprire l’ovale del volto e l’incarnato del collo in un’allusione amorosa. La natura donnesca della pittura sta tutta in questa acconciatura che pare casuale e invece è un cenno di invito, la spia di un atteggiamento in cui la spontaneità del gesto fa parte di un progetto estetico e intellettuale che vuole affermare il suo modo imprevedibile ed estremo di guardare il mondo, procurando la vertigine di un deragliamento di senso grazie al gioco degli inattesi punti d’osservazione.
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