memoria, Ritratti, viste e sentite

Felice nella battaglia, armato di parole

Felice Toti è morto questa mattina, con un sorriso e – così racconta il nipote Rosario che in quel momento gli era vicino – alzando il braccio, con il pugno della mano stretto, come se volesse catturare quella di una persona che gli stava di fronte e solo lui poteva vedere. Era peggiorato inaspettatamente in nottata, ma fino a ieri sera sembrava che l’ultima coda della sua lunga e dolorosa malattia, affrontata con coraggio e lucidità non comuni, fosse destinata ad allungarsi ancora per un po’. Eravamo amici, ero amico della moglie Lilia fin da quando eravamo ragazzi; di Martina, la sua prima figlia, mi sento come una specie di zio. L’amicizia era diventata più stretta, irrevocabile, in un bel periodo della nostra militanza politica, socialista, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

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Guido Barlozzini, memoria, Ritratti, viste e sentite

In due scatole, conservate in soffitta, inediti sorprendenti di Guido, e un’ironica partecipazione a “Campanile Sera”

Due grandi scatole piene di dattiloscritti, manoscritti, appunti, relazioni didattiche, progetti editoriali e, soprattutto poesie, quelle del Cattivo Ladrone ma anche tante altre scritte prima e dopo la chiusura della raccolta “principe” che, come ricorderanno coloro che mi hanno seguito nella ricerca sulla vita e l’opera di Guido Barlozzini, porta come date di inizio e chiusura il 1943 e il 1976.

Le due scatole mi sono state fatte recapitare (tramite il mio amico Felice Rolletta) dalla signora Anna, vedova di Michele Settanni, che insieme con il marito acquistò, dopo la morte di Guido, la casa che egli possedeva, per sé e la famiglia, ad Alatri. L’appartamento dove soggiornava l’estate e teneva libri, carte di lavoro, bozze e progetti di opere, tutto ciò che era parte del suo quotidiano e inesauribile prodigarsi intellettuale e, perciò, della sua vita.

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