memoria, Ritratti, viste e sentite

Felice nella battaglia, armato di parole

Felice Toti è morto questa mattina, con un sorriso e – così racconta il nipote Rosario che in quel momento gli era vicino – alzando il braccio, con il pugno della mano stretto, come se volesse catturare quella di una persona che gli stava di fronte e solo lui poteva vedere. Era peggiorato inaspettatamente in nottata, ma fino a ieri sera sembrava che l’ultima coda della sua lunga e dolorosa malattia, affrontata con coraggio e lucidità non comuni, fosse destinata ad allungarsi ancora per un po’. Eravamo amici, ero amico della moglie Lilia fin da quando eravamo ragazzi; di Martina, la sua prima figlia, mi sento come una specie di zio. L’amicizia era diventata più stretta, irrevocabile, in un bel periodo della nostra militanza politica, socialista, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

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memoria, partecipazione, Ritratti

L’ “Oggetto Buono” restato dentro di me. Un ricordo del professor Mantovani

La sala era stracolma, lo scorso 27 giugno, quando gli ex allievi del Liceo Conti Gentili hanno ricordato nella Biblioteca di Alatri, alla presenza dei famigliari e del Sindaco, Giovanni Battista Mantovani. Chi non c’era ha inviato un messaggio, un segno di partecipazione. Questo è il saluto di un “oriundo alatrense”, molisano d’origine, che vive a Piombino da quasi mezzo secolo, ELIO VERNUCCI

DICONO GLI ANALISTI che un’analisi è ben riuscita quando il paziente continua,
dentro di sé, a dialogare col suo terapeuta anche dopo molto tempo dalla fine della
terapia.
Significa che ha introiettato qualcosa che conforta. Che conserva con cura dentro di
sé, per usare il linguaggio dell’analista, un Oggetto Buono.
Qualcosa di simile mi è successo con Mantovani. Ci siamo salutati, noi due, in un giorno
facile da ricordare, il giorno in cui il primo uomo mise piede sulla luna. Non solo mi
ha separato da lui il tempo ma anche la distanza essendo io oramai definibile un
“oriundo” alatrense. Con questa doppia distanza, il ricordo potrebbe essere
facilmente e banalmente ancorato a infiniti più o meno efficaci aneddoti. Ma sono
solo tre le cose che mi servono per dichiarare il mio legame e il mio affetto nel
saluto.

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