memoria, Ritratti, viste e sentite

Felice nella battaglia, armato di parole

Felice Toti è morto questa mattina, con un sorriso e – così racconta il nipote Rosario che in quel momento gli era vicino – alzando il braccio, con il pugno della mano stretto, come se volesse catturare quella di una persona che gli stava di fronte e solo lui poteva vedere. Era peggiorato inaspettatamente in nottata, ma fino a ieri sera sembrava che l’ultima coda della sua lunga e dolorosa malattia, affrontata con coraggio e lucidità non comuni, fosse destinata ad allungarsi ancora per un po’. Eravamo amici, ero amico della moglie Lilia fin da quando eravamo ragazzi; di Martina, la sua prima figlia, mi sento come una specie di zio. L’amicizia era diventata più stretta, irrevocabile, in un bel periodo della nostra militanza politica, socialista, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

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