Ritratti, Saggi dispersi

Gianni Toti e Stefano D’Arrigo, incontro su “Carte segrete”

Mentre sta per chiudersi l’anno di Gianni Toti, nel senso dell’anno del centenario della sua nascita, si avvicina l’anno cinquantesimo di Stefano D’Arrigo, nel senso che nel prossimo febbraio sarà giusto mezzo secolo dalla pubblicazione di Horcynus Orca, romanzo capitale della letteratura europea.

Due sperimentatori, due visionari della parola, profondamente diversi (è ovvio), Toti impegnato e risolto nei molteplici progetti di rifacimento della lingua letteraria, fino ad allargarne infinitamente tutte le maglie, D’Arrigo impigliato in una scrittura senza fine, volta al passato e al sotterraneo per arrivare al futuro e alla luce.

Ma, Toti e D’Arrigo, nel loro cammino, si sono mai incontrati? C’è da cercare, se non lo ha ancora fatto nessuno, e se c’è si faccia avanti perché io non lo so. Una traccia, però, l’ho trovata andando a sfogliare un numero dell’ultimo trimestre del 1975 di “Carte Segrete” (l’intera collezione è ben sistemata sugli scaffali della Biblioteca Totiana di Alatri) e l’ho individuata sulla base di un ragionamento molto semplice: non è possibile che questa rivista, piena delle curiosità di Gianni Toti (che ne fu prima vice direttore con Domenico Javarone e poi direttore), e della sua voracità intellettuale, non abbia riservato nemmeno una riga, nell’anno in cui è uscito, al capolavoro di D’Arrigo e alla odissea della sua lingua. E, infatti, in una rubrica della rivista intitolata “libridine”, priva di firma ma davvero facilmente riconducibile a Toti, tre paginette sono dedicate, senza nominarlo, all’Horcynus: basterebbe il titolo: “l’exhorcynusorchista”, che diventa subito, nelle prime righe dello scritto “esorcinauta”, e suona come un ibrido in cui fa capolino l’artista dell’orca orcinusa insieme con il richiamo alla pratica – portata in voga da un film di due anni prima e molto discusso – dell’esorcismo (che tanto attiene, come è noto, allo scrivere per dare sfogo ai propri demoni).

Nella breve nota, il più che probabile Toti ricalca, forse scimmiotta, la compulsione compositiva e combinatoria di D’Arrigo (per ironia, per necessità?) e conia “orca ircana affamata di lalìa e poi bisognosa di glossativi”, cioè di interpretazioni che aiutino nella digestione (glossa e lassativo), evidentemente, del ponderoso testo. Il resto si può leggere nella foto delle pagine che allego al post.

Gianni Toti (chi non ne è certo, può chiamarlo il “Maestro di libridine”) aveva iniziato la sua nota con “Spuntava la luna”, che è lo “spuntava la luna da Malta” della pagina 1256 (delle 1257 della prima edizione di Horcynus Orca), e comincia a giocarci (potrebbe essere “puntava” senza “s” scrive, forse alludendo al fucile che, nell’ultimo snodo della narrazione, punta la fronte di ‘Ndria Cambria), fino a estenuarlo ma per riprenderlo poi, in conclusione, con un’affermazione che assomiglia a un giudizio: “la luna spunta solo a marechiaro, e scuro è oggi quello delle idiolettere”.

Ma si tratta di giudizio negativo (come quello, malmostoso e imbecille di chi diceva in giro che a lui l’orca piaceva solo nella frittura), o positivo, o né l’uno né l’altro? Che il romanzo di D’Arrigo abbia suscitato ancora l’interesse di “Carte segrete” è rivelato, però, da un altro indizio, successivo. Nel numero 35 della rivista (gennaio-marzo 1977), che porta anche saggi inediti di traduzioni di Luigi Schenoni del Finnegan’s Wake di Joyce (per dire il clima in cui si muovono quelle “carte”), c’è l’anticipazione di uno studio di Stefano Lanuzza (su Stefano D’Arrigo “Il linguaggio dello Scill’e Cariddi”), che presenta la lettera “a” del suo tempestivo glossario d’arrighiano. La rivista lo annuncia lamentando che nessuno voglia pubblicare l’intero. Accadrà solo otto anni dopo, nel 1985, certo per i riti del decennale, con “Scill’e Cariddi. Luoghi di Horcynus Orca”, che resta tuttora lettura ineludibile (come, più tardi, l’indagine linguistica e stilistica di Gualberto Alvino) per ogni darrighiano che si rispetti. “Carte Segrete” e Gianni Toti lo avevano capito in anticipo.

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