HO LETTO SOLO OGGI, per la gentile segnalazione di un amico, un articolo uscito sulla pagina culturale del Messaggero di domenica scorsa (8 marzo 2025) nel quale “Horcynus Orca” viene definito “illeggibile”.
La firma è autorevole, si tratta di PASQUALE CHESSA giornalista e storico di fama e perciò questa affermazione, riportata come l’ennesima conferma che le stesse celebrazioni del “cinquantesimo” dell’uscita del romanzo starebbero evidenziando, fa riflettere.
E fa riflettere sul modo in cui alcuni lettori, in questo caso uno d’eccellenza, si avvicinano alle 1257 pagine del libro, infastiditi non si capisce bene se dalla fatica di dover cimentarsi con un testo tanto ampio e denso o, semplicemente, dall’entusiasmo che altri manifestano, proprio in virtù dell’ampiezza e della densità, di questa opera che non teme – sempre secondo gli entusiasti (nella cui carovana mi annovero seppure come ultima ruota del carro) – il confronto con l’Ulisse e Moby Dick.
La polemica, del resto, non è nuova, ha accompagnato l’Horcynus fin dall’esordio: ricordo un articolo di CESARE CASES (altro nome di peso) che semplicemente sbottò (non si può dire che argomentò) che lui questo romanzo non lo avrebbe mai letto, chiudendo così a ogni possibilità di confronto o replica (Walter Pedullà, sull’Avanti!, ipotizzò della nascita di un nuovo “metodo” Cases).
Qualcun altro ironizzò, altri ancora dalla diffidenza dichiarata passarono, con l’ausilio di successive letture, a oneste palinodie. Insomma il cammino dell’Horcynus e di D’Arrigo è stato accidentato dall’inizio e credo che alle antipatie per il romanzo abbiano concorso anche gli atteggiamenti dello scrittore: Walter Pedullà – lo ha raccontato lui stesso – per convincerlo (senza peraltro riuscirci) a consegnare all’editore almeno la parte che aveva scritto fino a quel momento in modo da dar pace a un’attesa infinita, gli propose una pubblicazione in più volumi, citando il precedente di Musil: “perché sapevo bene – spiegava – che non avrebbe preso in considerazione esempi se non di quella autorevolezza”.
IO PENSO CHE L’HORCYNUS SIA LEGGIBILE e coinvolgente e che chi dice il contrario non abbia mai avuto il tempo di dedicarsi seriamente a leggerlo (diverso poi, magari, è il giudizio che se ne può dare, a fine lettura). Ma penso anche che in questa difficoltà a trovare il tempo per leggerlo e capirlo (lo schema della narrazione è chiaro e la struttura con diversi piani spaziali e temporali che si intrecciano è anche molto moderna, direi cinematografica) ci sia un elemento oggettivo, che alcuni riescono a rimuovere e altri no.
Lo ha detto, nel corso di un recente convegno alla Biblioteca nazionale di Roma, GIORGIO VASTA, lo scrittore che accompagna con un suo saggio la nuova edizione dell’Horcynus, parlando della sua esperienza di lettura, in più momenti.
Horcynus Orca, per Vasta, è un romanzo “senza vestibolo”, che non ha, cioè, quelle pagine iniziali che servono ad acclimatare il lettore e che lo aiutano (qui sintetizzo con parole mie) a familiarizzare con i personaggi e la vicenda, insomma a farci cambiare dimensione senza strappi e a renderci complici di ciò che sta scritto nelle pagine che abbiamo davanti. D’Arrigo rifiuta di offrirci il passaggio nel “vestibolo” e, senza ammiccamenti, ci getta subito nella mischia della vicenda e nel fuoco del suo linguaggio: è come se dicesse (qui di nuovo Vasta) questo testo può fare a meno di te.
Ma il testo dell’Horcynus può forse fare a meno di noi. Siamo noi che certamente – e alla fine lo scopriamo – non possiamo fare a meno di lui.