memoria, Ritratti, viste e sentite

Walter Pedullà, un critico “militante” per Landolfi

Ringrazio gli organizzatori che hanno voluto aprire questo terzo appuntamento delle “giornate landolfiane” con un omaggio a Walter Pedullà. E per aver voluto che fossi io a pronunciarlo a nome di tutti.

Pedullà è stato mio Maestro, ma anche mio amico, almeno nella misura in cui possa esserci amicizia tra un Maestro, appunto, e chi sente vanto nell’essere annoverato nella famiglia dei suoi allievi.

Questo rapporto è cominciato con la mia tesi sullo “stile” di Landolfi che Pedullà mi assegnò, giusto cinquanta anni fa, forse anche per la simpatia che nutriva nei miei confronti, essendo io cittadino del paese ciociaro nel quale aveva insegnato, in un periodo di “confino” per antifascismo, il suo sempre rimpianto fratello Gesumino: il giovane docente di latino e greco, studioso di sanscrito, morto a 32 anni, nell’agosto del 1944 quando Walter ne aveva appena quattordici, durante un viaggio di ricongiunzione con la sua famiglia rimasto incompiuto.

Il ricordo che vorrei condividere con voi, prima di affrontare il resto, riguarda il legame che Pedullà, nel nome di Landolfi, ha avuto con Pico e la provincia di Frosinone, dove è venuto ogni volta che i suoi giovani amici e allievi, da lui conquistati alla causa landolfiana, lo chiamavano per regalare l’autorevolezza del suo nome e l’esperienza del suo consiglio alle loro iniziative di studio sullo scrittore.

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libri e polemiche, Ritratti

Tre scene della provincia di Tommaso Landolfi

In un convegno a Pico si è discusso dei “mondi possibili” di Landolfi. Ho scelto di parlare di una doppia “sospensione dell’incredulità” che lo scrittore riesce a vivere solo a Pico, del suo rapporto difficile con la “Ciociaria” e di una polemica famosa che vede a duello, sia pure a distanza, Landolfi con Anton Giulio Bragaglia ( e mette in mezzo anche Libero De LIbero), di un convegno e di un libro nati in provincia di Frosinone che vollero essere un atto di riconciliazione, con il territorio ma anche con una nuova generazione di scrittori e critici. Al Convegno ho parlato “a braccio”, quello che segue è quanto ho scritto.

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