Guido Barlozzini, memoria, Ritratti

“Caro Cesare, grazie della tua bella e rara amicizia”. L’ultima lettera di Guido Barlozzini a Cesare Zavattini

Il primo riscontro del rapporto tra GUIDO BARLOZZINI e CESARE ZAVATTINI, stando ai diari del Maestro del neorealismo, lo troviamo il 17 febbraio 1947, quando UNGARETTI chiede a Zavattini un incontro, perché vuole raccomandare “il suo sostituto” per farlo lavorare “in qualche modo”.

Un incontro diretto c’è più di un mese dopo, il 27 marzo 1947, e Zavattini annota il giorno successivo: “Sono tutti in gamba questi 24-25enni nati sotto il fascismo. Capiscono tutto ciò che dico (come ieri Barlozzini e un suo amico). Io mi sento sempre più ignorante. Come rimediare? Troppo tardi”.

È evidente l’ironia, ma che questi giovani siano capaci di mettere in difficoltà un intellettuale già navigato e della tempra di Zavattini è provato da uno scambio di lettere tra i due di qualche anno dopo, nell’ottobre del 1950, sul tema delicato della collaborazione di Zavattini con il nuovo settimanale della Mondadori Epoca, di cui Guido gli chiede conto (qui apprendiamo di una conoscenza avvenuta già nel 1945).

È da studiare tutto, e approfonditamente, l’epistolario tra Barlozzini e Zavattini, a cominciare da quella che appare come una controversia sull’atteggiamento da tenere nelle collaborazioni con la stampa “borghese” alle cui tentazioni – era il leale rimprovero del giovane amico, posto sotto forma di domanda – lo stesso Zavattini, contraddicendo alcune sue precedenti dichiarazioni, mostrava di non essere immune.

È una vicenda significativa di quegli anni, sto cercando di ricostruirla da diverse fonti e costituirà un passaggio della mia ricostruzione del profilo intellettuale di Guido.

L’epistolario Barlozzini – Zavattini è costituito da un corpus di 16 lettere, la maggior parte di Guido, conservato nella Biblioteca comunale Panizzi di Reggio Emilia, insieme con altri documenti che testimoniano di interlocuzioni intense, impegnate e rivelano un grande progetto editoriale, avviato dai due, per la Editori Riuniti.

Ognuna di queste lettere racconta una piccola storia di Guido, della sua generosità, del suo prodigarsi, e in tutte c’è molto che riguarda ALATRI, città di approdo condiviso, le amicizie comuni, i progetti.

L’ultima lettera, che sembra presaga di qualcosa che sta per concludersi; è di Guido ed è datata 7 luglio 1980, due mesi prima della morte: è spedita da Torino, dove egli si trova, come commissario d’esame, per le prove di maturità. Al “lei”, tenuto a lungo, si è ormai sostituito un confidenziale “tu”, che permette qualche confessione discreta sulle vicissitudini della vita.

Caro Cesare, non riesco a credere che sia passato poco più di una settimana dalla nostra felice serata di Alatri, tanto quella serenità mi sembra lontana e irripetibile: (…). Se avessi avuto maggior calma ti avrei scritto prima, per ringraziarti ancora – come faccio adesso – della tua venuta e, con particolare calore, del segno bello e raro della tua bella e rara amicizia. Aspetto il 7 settembre con desiderio per rinnovare l’incontro e riprendere per qualche ora il colloquio con te: incontro e colloquio che aiutano a respirare, malgrado i lunghi intervalli. Tina e io ti inviamo i più cordiali saluti e auguri di buona estate. Tuo Guido Barlozzini”.

La malinconia di Guido, che MARIO RITAROSSI coglie e rappresenta nel suo rapido schizzo nell’immagine in evidenza.

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