Ritratti, Saggi dispersi

Gianni Toti e Stefano D’Arrigo, incontro su “Carte segrete”

Mentre sta per chiudersi l’anno di Gianni Toti, nel senso dell’anno del centenario della sua nascita, si avvicina l’anno cinquantesimo di Stefano D’Arrigo, nel senso che nel prossimo febbraio sarà giusto mezzo secolo dalla pubblicazione di Horcynus Orca, romanzo capitale della letteratura europea.

Due sperimentatori, due visionari della parola, profondamente diversi (è ovvio), Toti impegnato e risolto nei molteplici progetti di rifacimento della lingua letteraria, fino ad allargarne infinitamente tutte le maglie, D’Arrigo impigliato in una scrittura senza fine, volta al passato e al sotterraneo per arrivare al futuro e alla luce.

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memoria, Ritratti

UN RESTAURO COME NUOVO INIZIO DOPO IL LOCKDOWN

“Il San Sisto del Cavalier d’Arpino, L’affresco restaurato” è il resoconto di un’impresa che volle essere un atto di ottimismo e fiducia nella bellezza e nell’arte. Il volume, edito dalla Gottifredo Edizioni, è anche una importante testimonianza sul primo periodo della formazione artistica di Giuseppe Cesari rivelandone la precocità e una straordinaria sicurezza e velocità esecutiva. Una ricca galleria fotografica documenta il “prima” e il “dopo” il restauro, un’opera “encomiastica” che, insieme con la vegliarda severità del santo, rivela in alcuni dettagli la gioia e l’apertura alla vita di un giovane.

La sera dell’11 luglio del 2020, il giardino dell’Episcopio era stracolmo di gente. La presentazione del restauro dell’affresco raffigurante San Sisto, attribuito nell’occasione definitivamente al Cavalier d’Arpino a conferma di quanto scritto dall’autorevole storico alatrino Mons. Luigi De Persiis, aveva richiamato persone da tutta la regione, accorse per un evento che inaugurava giornate finalmente sgombre dalle proibizioni e dalle paure del recente lockdown.

Ricordo l’ottimismo della serata, era come se tutti noi presenti sentissimo che quell’iniziativa, quell’incontro aperto e al quale in tanti avevamo voluto partecipare, stava segnando un nuovo inizio, il ritorno alla normalità delle nostre vite, con la possibilità di tornare a occuparci – liberi dalla costrizione della solitudine e senza il peso di altre priorità – dei nostri più cari interessi artistici e culturali.

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libri e polemiche, Ritratti

Tre scene della provincia di Tommaso Landolfi

In un convegno a Pico si è discusso dei “mondi possibili” di Landolfi. Ho scelto di parlare di una doppia “sospensione dell’incredulità” che lo scrittore riesce a vivere solo a Pico, del suo rapporto difficile con la “Ciociaria” e di una polemica famosa che vede a duello, sia pure a distanza, Landolfi con Anton Giulio Bragaglia ( e mette in mezzo anche Libero De LIbero), di un convegno e di un libro nati in provincia di Frosinone che vollero essere un atto di riconciliazione, con il territorio ma anche con una nuova generazione di scrittori e critici. Al Convegno ho parlato “a braccio”, quello che segue è quanto ho scritto.

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Saggi dispersi, Senza categoria

Nella domanda del nome la legge del melodramma

Rigoletto. Atto primo, quadro secondo. Gilda alla sua prima comparsa in scena cerca, cogliendo un momento di angoscia del padre, di sapere qualcosa del suo passato. Evidentemente ci ha già provato altre volte se, piuttosto cautamente, la prende alla larga e, sottolineando una sorta di suo diritto di figlia, si esprime in terza persona, quasi facendosi portavoce della curiosità di un’altra. Dice: “Voi sospirate! Che v’ange tanto?/Lo dite a questa povera figlia. /Se v’ha mistero per lei sia franto. /Ch’ella conosca la sua famiglia”‘· Rigoletto non vuole rispondere e la interrompe bruscamente: “Tu non ne hai”. Gilda, stavolta più direttamente, torna alla carica: “Qual nome avete?“, Rigoletto, sempre più infastidito e anche con una certa sorprendente bruschezza (soprattutto se si tiene conto che poco prima ha detto alla figlia: “A te d’appresso/Trova sol gioia il core oppresso“) replica: “A te che importa?“. Su come si concluda questo dialogo torneremo più avanti. Intanto spostiamo la nostra attenzione qualche battuta più in là.

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capitale umano, memoria, Ritratti, viste e sentite

E’ Atina la capitale del jazz e il Conservatorio di Frosinone il suo profeta

In un saggio del 2012 ho raccontato come il jazz sia diventato un insegnamento ufficiale dei Conservatori italiani partendo da Frosinone. Fu l’occasione per ricordare musicisti, direttori e appassionati che hanno fatto della provincia ciociara una delle grandi capitali del jazz, e dove ogni anno, ad Atina, si celebra uno dei suoi festival più prestigiosi. Ma tutto cominciò dalle visioni di alcuni visionari, Daniele Paris, Gerardo Jacoucci, Vittorio Fortuna. Ripubblico qui il mio scritto, senza ritoccarlo o aggiornarlo. E rileggendolo mi pare che parli del jazz con una tecnica jazzistica, mille fili che si intrecciano in tante variazioni.

Una buona metà degli iscritti al nuovo ordinamento del Conservatorio di Frosinone frequenta il corso di musica jazz; è un successo che dipende ovviamente dalla qualità dell’insegnamento e dal prestigio dei professori, guidati da Ettore Fioravanti, batterista leader di diversi gruppi, nonché componente del quintetto di Paolo Fresu di cui fa parte fin dalla costituzione quasi trenta anni fa. Un musicista che a me sembra tra i pochi che riesca a dare una sorta di autonoma musicalità al suo strumento, mentre negli altri suoi colleghi risulta quasi sempre in funzione caudataria rispetto al resto del complesso: so bene che è un’impressione da profano, ma non deve essere del tutto gratuita se qualcosa di analogo ha detto di lui un altro grande jazzista Marcello Rosa, maestro del trombone jazz in Italia che nella sua lunga carriera ha suonato con miti come Milt Jackson e Lionel Hampton, per dire che è uno che se ne intende.

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memoria

ELEGIA DI UN PAESE CHIAMATO ALATRI

Trentadue anni fa (era maggio 1992) per l’iniziativa e l’insistenza di un gruppo di amici, e con la generosa connivenza di un tipografo-editore, Alberto Minnucci, cronista d’eccellenza, pubblicò “L’orologio ad acqua. Confidenze alla macchina da scrivere”. Adesso il comune gli dedica una strada, quella che porta alla chiesa di Portadini, battuta – come egli scrive in una sua “confidenza in prosa” contenuta nel libro – da un vento mite che, a maggio, diventa “un vento re”. Ma l’orizzonte dei racconti e dei versi di Alberto non è paesano, essi sono tante piccole “intermittenze del cuore” che valgono per chiunque e dovunque. De “L’Orologio ad acqua” scrissi la prefazione, che ripropongo.

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sociale, viste e sentite

Una scuola a parte, forse troppo

Gradevole, divertente, ruffiano, in qualche punto fino a scivolare nel parodistico, con due attori (e il contorno di comprimari, piccoli e adulti) in grande forma e convincenti ma attaccati a personaggi che la loro storia la dicono già tutta dalle prime battute, idilliaco, fin troppo, e perciò un po’ falso come tutti gli idilli, diretto nella denuncia di un problema mai affrontato seriamente, quello dello spopolamento dell’Italia e della soppressione delle scuole della dorsale appenninica, ma con proposte di soluzione un po’ troppo facili, in qualche punto perfino ciniche: il film di Riccardo MilaniUn mondo a parte” può essere affrontato da più prospettive, se non si sceglie di considerarlo una bella favola con la sua morale ben confezionata e tuttavia di incerta presa sulla realtà.

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capitale umano, memoria

Suoni e canti popolari di Alatri, in un volume e tre CD

Un progetto iniziato nel 2019 si conclude oggi con la pubblicazione (per i tipi di Squilibri) di un volume e tre CD allegati: è l’ultimo atto (per il momento) di Our Folksongs, un’iniziativa dell’Associazione Gottifredo che mette insieme ricerca folclorica, raccolta e scrittura dei canti e delle musiche, rielaborazione artistica e attività formative. E che, inoltre, fa conoscere, mezzo secolo dopo la registrazione, un prezioso “corpus” di canti raccolti nella campagna di Alatri. Di seguito la presentazione del libro.

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memoria, Ritratti

Le visioni di don Morosini

“Per capire meglio la singolarità della figura di Don Morosini, ma anche la sua storicità concreta che lo rende un personaggio non astratto nella sua solitaria perfezione, ma pienamente immerso nella fatica del suo tempo può aiutarci un saggio fondamentale nella storiografia della resistenza, quello di Claudio Pavone “La guerra civile. Saggio sulla moralità nella resistenza”, che dedica specificamente un capitolo ai cattolici e la guerra civile, individuando un punto fondamentale di discontinuità tra il prima e il dopo l’otto settembre. “ Nel 2016, il Comune di Ferentino mi affidò il compito di ricordare don Giuseppe Morosini nell’anniversario del suo sacrificio e nel settantesimo della Repubblica. Il tema era “le visioni di don Morosini”, quella che noi abbiamo di lui e quella, che noi oggi possiamo solo supporre, che egli aveva di se stesso e del suo futuro. Pubblico oggi il mio intervento in occasione della visita del del Presidente Mattarella alla città di Ferentino e del suo omaggio a don Giuseppe Morosini.

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memoria, Ritratti, viste e sentite

Era agosto anche centosessanta anni fa. La lenta oscillazione del pendolo di Filippo Balbi

Era, anche allora, agosto. Filippo Balbi, come ci rivela un sonetto di saluto che un suo amico frate volle dedicargli, proprio in quel mese dell’anno 1863 usciva dalla Certosa di Trisulti, dove era vissuto e aveva lavorato per quattro anni, e si avviava verso nuove destinazioni. In quell’agosto del 1863, con il Pittore abbandonava Trisulti anche il quadro al quale egli teneva di più, e che non avrebbe lasciato fino alla morte, la Testa anatomica. Nell’agosto del 2023, centosessanta anni dopo, ci torna.

L’anno di nascita si conosceva, il 1806. La città natale anche, Napoli. Ma il giorno in cui Filippo Balbi, il Maestro della Testa anatomica e delle pitture di Santa Maria degli Angeli e di Trisulti, aprì gli occhi al mondo e dove fosse ubicata la casa dei suoi primi vagiti (la stessa nella quale è vissuto fino a 22 anni) ve lo sveliamo noi per la prima volta nella Mostra “Il Corpo e l’idea. La Testa anatomica di Filippo Balbi”.

Lo ha scoperto, infatti, Mario Ritarossi, il curatore della Mostra, che ha ritrovato e sfogliato un polveroso e dimenticato fascicolo personale del pittore, custodito negli archivi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Queste due notizie non sono dettagli, curiosità. Specialmente la seconda, l’ubicazione della casa dell’infanzia e dell’adolescenza di Balbi, che abbiamo individuato in vico dei Zuroli 24. Come è oggi, lo vedete nella foto. Ma il dettaglio interessante è che la casa di famiglia del Pittore si trova a pochi passi dal Pio Monte della Misericordia, dove possiamo ammirare, oggi come ieri al tempo del Balbi adolescente, le “Sette opere della Misericordia” di Caravaggio e alcune delle tele più belle del grande barocco napoletano. Poteva un giovane curioso e dotato restare immune da queste meraviglie? L’arte di Balbi inizia da qui e finisce a pochi metri dall’Acropoli preromana di Alatri: un alfa e un omega esemplari.

Ah dimenticavamo: il giorno di nascita del Pittore è il 12 dicembre.

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