viste e sentite

Passaggio a Pelonga

La prima volta che ho visitato Pelonga (da un originario Spelunca) è stato attraverso le pagine del libro scritto da Angelo Boezi (nel suo passato di studioso di mille conoscenze e curiosità c’è una rilevante esperienza di scavi e studi archeologici) con la collaborazione di Giulio Rossi, un apprezzato medico che è stato anche assessore alla cultura del comune di Alatri.

Un saggio notevole (pieno di spunti polemici, condotti sul filo dell’ironia e del garbo che però non fa sconti sulla sostanza delle questioni in gioco) che propone una lettura e un’interpretazione nuove di un sito finora considerato una sorta di insediamento fitto di casematte militari o rudimentali rimesse agricole di cui nessuno, per quanto possa sembrare incredibile, si era posto la domanda su chi e perché le avesse costruite.

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Ritratti

La necessità del corniciaio

Un corniciaio convinto che “un quadro senza cornice è come l’anima senza il corpo”, un gruppo di amici e di artisti che fondano un’associazione per realizzare il loro sogno di cambiare – con la cultura e l’arte – Alatri, una cittadina della nostra grande provincia italiana. Una storia “minore”, raccontata per i lettori de “L’Inchiesta” e riproposta, oggi, per quelli del nostro blog. 

Nell’ultima domenica di questo mese di agosto, a conclusione dell’estemporanea di pittura che, sempre in questo periodo, ormai da qualche anno viene organizzata ad Alatri da un’associazione di artisti che si chiama (e non solo per risultato dell’acronimo) “Acta”, verrà assegnato un premio speciale dedicato alla memoria di mio padre. Toccherà al pittore o alla pittrice che, a giudizio di una giuria di esperti, avrà dipinto un quadro che sarà riuscito a catturare un aspetto inedito, uno scorcio inusuale della città. La motivazione del premio rendiconterà in breve il perché.

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Ritratti

DANIELE PARIS, IL MAESTRO

Il 16 agosto 1989 moriva, in un letto dell’ospedale di Alatri, Daniele Paris, fondatore del Conservatorio di Frosinone. E’ stato un musicista e intellettuale di primo piano del Novecento italiano; la sua dimensione internazionale non gli impedì di donare alla sua terra tanta musica e il Conservatorio, che tanti musicisti ha formato. Quello che segue è il capitolo che gli ho dedicato, raccontandolo, nel mio “Conservatorio. Ieri, Oggi, Domani”. (Ediesse, 2012)

 

Tutti i docenti in Conservatorio vengono chiamati maestri. L’appellativo di maestro l’ho sempre considerato impegnativo e in genere lo uso rivolgendomi a persone per le quali ricorrere a un semplice titolo accademico – dottore, professore, avvocato – mi sembra insufficiente o improprio. La prima volta che ne ho capito l’eccezionalità è stato il giorno in cui mio padre, nominandolo in questo modo e con un’enfasi a malapena trattenuta, mi presentò – ero poco più che bambino – un pittore della mia città, che faceva il barbiere di mestiere, ma che era guardato con ammirazione perché sapeva scrivere e dipingere, ed era stato tra i fondatori della sezione socialista, alle cui riunioni, che si tenevano di domenica mattina, non riusciva mai a partecipare per via del lavoro nella barberia che allora, per il riposo settimanale, era chiusa il lunedì. Alle assemblee dei suoi compagni di partito inviava perciò delle lunghe lettere, che l’emissario o qualche amico aveva l’incarico di leggere, per spiegare le sue idee e le sue proposte, dando dimostrazione di quella serena e cordiale retorica che lo avrebbero fatto ancora ricordare con stima e riconoscenza tanti anni dopo. Era un artigiano e un maestro, un titolo che si era conquistato grazie alla sua capacità di andare al di là del perimetro della sua professione e che intendeva segnalare l’eccellenza che aveva raggiunto senza passare per la consacrazione di un titolo accademico.

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Inchiesta

Le comunità “deliberanti” si incontrano all’Aquila, con tanti giovani

“Il Festival della partecipazione” all’Aquila (siamo alla seconda edizione) è nato per dire che le città si ricostruiscono con la partecipazione dei cittadini, non escludendoli. Così era stato nei primi mesi del post terremoto, quando i tecnici e i supertecnici (molti solo presunti, a stare alle scoperte fatte successivamente), avevano preso la guida del treno della ricostruzione, imballatosi alle prime fermate, un attimo dopo che le luci della ribalta si erano spente sul dramma della città.

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libri e polemiche

Franco Brugnola scrive un manuale di buona amministrazione. Con un’anima

 

Il manuale di Franco Brugnola, “Utopia di un comune”, è qualcosa in più che un semplice vademecum  dell’amministratore comunale perché ha un’anima. Un’anima, potremmo dire, riformista, di un uomo cioè che crede nelle istituzioni e lotta per migliorare le cose – la società, il proprio comune – facendo il proprio dovere all’interno di esse. Si rivolge agli amministratori, ma soprattutto ai cittadini che, leggendolo e annotando le indicazioni di cui è ricco, possono capire meglio quanto e perché debbono diventare “esigenti” nei loro diritti e rigorosi nei loro doveri”. È un testo ricco di spunti, informazioni, difficilmente riassumibile con puntualità per la mole delle nozioni che vi si trovano e che sono tutte irrinunciabili per un amministratore (non importa se al governo dell’ente o all’opposizione – io sostengo che anche l’opposizione svolge una funzione di governo, sia pure in altro modo e se riesce a trovarlo), ne sintetizzo perciò solo alcuni concetti, quelli che mi paiono decisivi per capire e “utilizzare” al meglio il libro.

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viste e sentite

Passaggio in Molise e contabilità del presente

La grande foto di Giuseppe Di Vittorio, regalatagli da un compagno del sindacato della Cgil di cui è stato segretario generale del Molise per anni, sta alle sue spalle nell’ufficio di consigliere regionale, a Campobasso. Michele Petraroia è stato per un breve periodo vice presidente della Giunta regionale della sua Regione, ma alla fine si è dimesso per segnare il distacco dal partito in cui è stato eletto e dalle politiche della maggioranza di cui faceva parte. Ogni volta che lo incontro, e cerco di farlo sempre tutte le volte che vengo in Molise, imparo qualcosa.

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sociale

Dopo i voucher, il modello francese. Ma prima, domandate a Modena

Leggo, nei resoconti giornalistici della seduta del Consiglio dei ministri che ha deciso di abolire i voucher, che una delle ipotesi per sostituirli, in modo da avere uno strumento per regolamentare il lavoro occasionale e a domicilio, sarebbe l’istituto francese del “chèque employ service”. Me ne occupai, nel settembre del 2000, sia su Rassegna Sindacale (il mio giornaleche sul Sole 24 Ore (con cui collaboravo sui temi del welfare locale) illustrandone il funzionamento e i risultati di una sperimentazione che, in Francia, era iniziata nel 1993 fino al momento del passaggio a regime nel 1996.

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