memoria, Ritratti

I perciatellini di Pietro

“Pietro e Alatri”, un ricordo sulle amicizie e sulle riviste che PietroTripodo “frequentò”  nella cittadina ciociara, dove per alcuni anni operò una piccola casa editrice, l’Hetea, che pubblicò un testo raro di Giuseppe Gioachino Belli, una rivista dell’avanguardia artistica con un numero speciale dedicato a Pizzuto, zeppo di inediti, e un libro di saggi su Tommaso Landolfi. Adesso Pietro viene ricordato con una masterclass dell’Università di Cassino e dell’Associazione Gottifredo.

Pietro cominciò a frequentare Alatri, dove si sarebbe costruito una fitta rete di amici ed estimatori, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando incontrò a Roma, al collegio del Nazareno, del cui istituto scolastico annesso furono ambedue istitutori, Raffaele Manica che me lo presentò. Non ricordo se lo incontrai per la prima volta ad Alatri o a Roma – in una trattoria nella quale discutemmo dello spessore più adeguato delle fettuccine e della nobiltà, per Pietro insuperabile, dei perciatellini del rinomato pastificio abruzzese di Fara San Martino. Ricordo questo particolare perché, riflettendo sulla nostra amicizia, quando ne erano potuti restare solo il ricordo e il vuoto, sono arrivato alla conclusione che l’oggetto delle conversazioni per Pietro non fosse mai innocente, casuale; e che lui piuttosto si ingegnava, al primo contatto, a  fermarsi su un argomento innocuo, che non facesse correre il rischio di discussioni troppo accese e da cui, anche il perdente della controversia dialettica, potesse ritirarsi senza danno e il rancore che avrebbero pregiudicato i rapporti successivi.

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La poesia di Landolfi nella lettura di Pietro Tripodo. “L’ultimo deserto possibile del nostro vivere”

Questo saggio sul Tommaso Landolfi poeta, fu scritto e letto da Pietro Tripodo per un convegno, che si tenne a Frosinone nel dicembre del 1987, intitolato “Landolfi libro per libro”. I due volumi di poesia dello scrittore di Pico – “Viola di morte” e “Il tradimento” – furono assegnati alla lettura critica di Pietro e il risultato fu straordinario. Ripropongo il saggio che, come succede spesso quando la moneta è troppo buona, ebbe scarsa circolazione. Lo ospito per esigenze “editoriali” in questo mio blog, ma spero trovi presto una sede più adeguata e con pubblico più vasto.  Continua a leggere

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