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I giorni di Libertà

Una storia politica, accaduta localmente ma che contiene i medesimi tratti di quella più ampia che negli stessi anni sta accadendo nell’intero paese. Siamo nel novembre del 1943, un gruppo di giovanissimi cattolici, sotto l’ala protettrice del Vescovo di Alatri, stampa con il ciclostile dell’Azione Cattolica, il primo numero di “Libertà”, il foglio che darà voce alla sparuta ma combattiva resistenza che si organizza in questa parte della provincia di Frosinone.

L’ho raccontata – trentacinque anni fa, nell’anno del trentesimo della Liberazione –  seguendo i numeri delle prime annualità del periodico, che sarebbe ben presto diventato l’organo della appena nata Democrazia Cristiana. Gli articoli costituiscono  una cronaca delle attività clandestine antifasciste e danno conto delle prime controversie politiche tra le varie anime del Comitato di Liberazione Nazionale, che si riflettono nella vita locale ma ci permettono anche di vedere il formarsi del nucleo di un solido pensiero politico da cui nascerà la lunga egemonia democristiana. 

La lettura di questo periodico ci racconta, però, anche un’aspra lotta politica che, inizia ancor prima della Liberazione e contrappone i “vecchi” del partito popolare,  che avevano trovato un sia pure difficile accomodamento con il regime fascista, e i “giovani” che, tra le suggestioni del Movimento Cristiano Sociale e il vento di rinnovamento sociale e istituzionale della lotta di liberazione, vogliono costruire una società davvero tutta nuova, anche ad Alatri e nella Ciociaria. 

Ripubblico, in questo ebook, la mia introduzione a “Libertà 1943-1944. Il foglio dei cattolici nella Resistenza ciociara”, con alcune delle riproduzioni delle prime pagine del giornale.

Parti di questo scritto andrebbero completate o modificate, solo qualche anno dopo la sua pubblicazione, infatti, ho potuto approfondire alcune delle storie lì appena accennate: come quella del milite fascista Giuseppe Randazzo, ucciso in un agguato a Porta San Pietro, nelle vicinanze della Casa del generale dei carabinieri Angelo Cèrica, lo stesso che solo qualche mese prima era diventato noto per avere ordinato l’arresto di Mussolini. E come quella di Alfredo Bonelli, che qui trovate citato solo con il nome di battaglia di Gino Conti. Della sua identità vera avrei saputo solo nel 1994 e ne avrei scritto nel 1995  in “Io Gino Conti, rivoluzionario di professione”, un volume che riporta le sue memorie della resistenza in Ciociaria e nel cui saggio introduttivo ho ripercorso la sua straordinaria avventura umana e politica. 

Un approfondimento richiederebbe la drammatica vicenda del carabiniere Felice Cataldi, caduto – nei primi giorni del 1944 – per le conseguenze di un conflitto a fuoco ingaggiato, a Tecchiena, contro repubblichini e tedeschi in difesa della popolazione vessata  dalle loro prepotenze e violenze. E almeno un paragrafo, delle pagine in cui si descrivono le razzie naziste e la ribellione dei contadini della campagna di Alatri, meriterebbe Angela Rossi, arrestata e impiccata a Fiuggi dall’esercito tedesco in fuga  per rabbia e vendetta. 

Ma la sostanza del racconto di “Libertà” mi pare ancora valido. E con questa certezza lo ripropongo, con la speranza che venga letto soprattutto dai più giovani.     

Alatri, 29 aprile 2021  

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