“Per capire meglio la singolarità della figura di Don Morosini, ma anche la sua storicità concreta che lo rende un personaggio non astratto nella sua solitaria perfezione, ma pienamente immerso nella fatica del suo tempo può aiutarci un saggio fondamentale nella storiografia della resistenza, quello di Claudio Pavone “La guerra civile. Saggio sulla moralità nella resistenza”, che dedica specificamente un capitolo ai cattolici e la guerra civile, individuando un punto fondamentale di discontinuità tra il prima e il dopo l’otto settembre. “ Nel 2016, il Comune di Ferentino mi affidò il compito di ricordare don Giuseppe Morosini nell’anniversario del suo sacrificio e nel settantesimo della Repubblica. Il tema era “le visioni di don Morosini”, quella che noi abbiamo di lui e quella, che noi oggi possiamo solo supporre, che egli aveva di se stesso e del suo futuro. Pubblico oggi il mio intervento in occasione della visita del del Presidente Mattarella alla città di Ferentino e del suo omaggio a don Giuseppe Morosini.
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Il pozzo delle nostre paure
Ho sempre avuto paura dei laghi. Nella camera da pranzo della minuscola casa di mia nonna, che nel ricordo è una specie di labirinto in miniatura cresciuto lungo un corridoio che mi sembrava lunghissimo e tortuoso e invece – a guardarlo da adulto – era di pochi metri, c’era affissa la riproduzione di una barca isolata in uno specchio d’acqua agitato, tratteggiato con quelle che nell’originale dovevano essere pennellate di un azzurro fosco, cupo, che io identificavo con il lago di Canterno. A questo lago, e al suo nome che mi suonava minaccioso, associavo la storia, che mi era stata narrata, di un ragazzo del mio paese che vi era annegato qualche tempo prima che io nascessi. Per anni ho evitato accuratamente di partecipare alle gite sul lago per Ferragosto o, più frequentemente, per il giorno di Pasquetta che la comitiva dei miei coetanei organizzava con spensieratezza, nemmeno sospettando che solo l’ipotesi della scampagnata mi avrebbe provocato inquietudine e malumore. Come se recandomi in quel luogo, che pure a tanti evocava il mistero degli incontri amorosi dell’adolescenza oppure gli impegnativi convegni di coppie più adulte, delle cui esercitazioni erotiche sentivo favoleggiare sotto voce, andassi a provocare lo spirito mai placato del giovane che era stato aspirato da un vorticoso mulinello, affiorato all’improvviso dalla profondità limacciosa dell’acqua, preda di una forza violenta che gli aveva rubato tutte le promesse della vita.
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