viste e sentite

Passaggio in Molise e contabilità del presente

La grande foto di Giuseppe Di Vittorio, regalatagli da un compagno del sindacato della Cgil di cui è stato segretario generale del Molise per anni, sta alle sue spalle nell’ufficio di consigliere regionale, a Campobasso. Michele Petraroia è stato per un breve periodo vice presidente della Giunta regionale della sua Regione, ma alla fine si è dimesso per segnare il distacco dal partito in cui è stato eletto e dalle politiche della maggioranza di cui faceva parte. Ogni volta che lo incontro, e cerco di farlo sempre tutte le volte che vengo in Molise, imparo qualcosa.

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Ieri mattina (17 giugno), quando sono andato a salutarlo con don Alberto Conti – il direttore della Caritas di Trivento che me lo ha fatto conoscere venti anni fa – l’ho trovato a postillare il piano energetico della Regione, che decreterà – a dispetto delle quote da riservare alle energie alternative, ampiamente raggiunte da tempo – un via libera al raddoppio delle pale eoliche finora installate (sono 300 e negli uffici regionali giacciono in fremente, speranzosa e impaziente attesa ben 2.200 richieste di autorizzazione); poi abbiamo parlato dell’emendamento alla finanziaria, su cui il governo ha posto la fiducia, che ha approvato il piano di riorganizzazione sanitaria della regione e dato ampio spazio alle strutture private, con il ritiro di quelle pubbliche. Può meravigliarsi della sproporzione – un voto di fiducia parlamentare imposto per un provvedimento riguardante la sanità di una regione – solo chi non conosca quanti potentati, più o meno occulti, si celino dietro di essa in Molise. Ma, soprattutto, Michele mi ha raccontato di padre Giuseppe Tedeschi, il salesiano molisano, apostolo di giustizia  tra i baraccati del barrio Don Bosco di Buenos Aires, torturato e ucciso, nell’Argentina dei generali, il 2 febbraio 1976 da una stupefacente squadra della morte, composta da tre professori universitari che, in un colpo solo, spiegarono successivamente, avevano voluto purificare” la scienza, la religione e la patria da chi ai loro occhi era un nemico temibile perché amato dal popolo dei più sfortunati. Nel suo nome ha fondato un’associazione di volontariato civile, i cui attivisti, impegnati nella raccolta di alimenti per il banco alimentare, ci ha portato a conoscere all’ingresso di un grande supermercato a poche centinaia di metri dalla sede della Presidenza del Consiglio Regionale.

 

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E poi, abbiamo ricordato Nicola Crapsi, il deputato comunista e leader del patronato locale della Cgil, la cui opera si onora ancora oggi, a oltre mezzo secolo dalla morte, ogni primo maggio a Santa Croce di Magliano, con una processione laica in cui la gente, affacciata alle finestre che si aprono lungo il percorso, lancia confetti su un suo ritratto, portato a spalla come la statua di un santo, per ringraziarlo delle lotte ingaggiate e vinte per la sua gente più povera. “Quest’anno, per la prima volta, non si è fatto”, mi dice. E aggiunge che ne chiederà la ragione, forse banalmente riconducibile al disordine provocato dai lavori di ristrutturazione della sede sindacale, dove il quadro è custodito, finalmente portati a termine, dopo il terremoto di sedici anni fa. Ma anche questo disordine, forse, pretende una spiegazione.

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Michele mi ha poi raccontato di Mario Piscitelli, capo della Cgil regionale negli anni settanta del secolo scorso, e dei suoi modi spicci ed efficaci per arrivare a capo delle vertenze sindacali più complicate. E a don Alberto, soprattutto, conoscendone le curiosità sul periodo della Resistenza, ha confidato di un sacerdote partigiano, sottratto alla dimenticanza da uno storico dell’Università del Molise che lo ha messo a parte di alcune parti della monografia a lui dedicata, ormai quasi pronta per le stampe, ricca di notizie e documenti inediti. Questi passaggi in Molise segnano sempre una sorta di ritorno alle origini. Ieri mi confortavano, oggi aggiungono malinconie ai miei conti con il presente.

 

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