viste e sentite

DIARIO DI UNA MOSTRA/1 BREVE VIAGGIO NEI LUOGHI DI GIROLAMO TROPPA

Girolamo Troppa, il pittore della seconda metà del seicento su una cui  tela, custodita nella sacrestia della Cattedrale di Alatri, noi dell’Associazione Gottifredo stiamo preparando una mostra – avviata dall’ idea e dall’impulso di Mario Ritarossi che l’ha riportata all’attenzione di tutti – è ricordato con una targa posta all’entrata della casa natale nel borgo di Rocchette, nel comune di Torri in Sabina.

Ci sono stato qualche giorno fa con lo stesso Mario Ritarossi, accompagnati dal sindaco di Torri, il medico Michele Concezzi, e dal cultore di storia locale (ma anche imprenditore agricolo) Paolo Della Torre, che è a capo di una associazione chiamata “Cento per cento Rocchette” che non nasconde l’antico rivendicazionismo campanilista nei confronti del vicinissimo paese di cui, dopo essere stato autonomo, è diventato frazione.

La casa paterna di Troppa è ancora proprietà dei discendenti, che vivono a Rieti, non è perciò possibile visitarla e forse non ha niente da mostrare, a differenza della piccola chiesa di San Salvatore, dove ci sono due grandi tele del pittore e, in una nicchia, un affresco, anch’esso attribuito al maestro, ma senza il cartiglio con la firma che accerta invece la paternità delle tele, raffigurante San Sebastiano.

 

 

Al borgo si accede attraverso una porta il cui portale è sovrastato dallo stemma di Rocchette quando era comune, con una rilevanza concessagli dalla circostanza che la corte papale tenne qui, per secoli, la propria residenza estiva.

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La preparazione della Mostra, che si terrà a maggio, è una bella avventura intellettuale che sto vivendo guidato dall’entusiasmo e dalla competenza di Mario Ritarossi e intorno alla quale si sta creando una rete di rapporti, di scambi culturali, di cordialità tra persone (tra cui anche un mio vecchio e colto amico, Enrico Galantini, che da anni vive nelle vicinanze dei luoghi di Troppa) che si incontrano con il comune obiettivo di proporre in valore il patrimonio artistico meno conosciuto di quella parte dell’Italia, restata fuori dai circuiti mediatici e turistici e che pure merita di essere mostrata e visitata.

Di Troppa so ormai, grazie a Mario, parecchie cose: la sua vita di pittore di mestiere con protettori importanti, il carattere focoso ma incline al perdono, l’apprendistato nelle botteghe romane dell’attuale via Mario De Fiori (e proprio in quella del maestro che ha lasciato il nome alla strada, Mario Nuzzi,  detto appunto dei Fiori per la specializzazione dettatagli dalle necessità dei committenti), i tratti rivelatori della sua mano di artista.

girolamo troppa

Il quadro di Alatri, una Pietà straordinaria (un particolare nella locandina pubblicata sopra) anche per la concezione che sembra smentire l’iconografia tradizionale della madre che sorregge il figlio per correggerla in quella di una madre, estenuata dal dolore,  che si aggrappa al figlio, volendo così lei stessa sorreggersi, è per Mario il capolavoro di Troppa, dove – come ha spiegato nella presentazione della Mostra lo scorso 23 dicembre – si può leggere il testamento del suo percorso artistico, diviso tra istanze neoclassiche e tensioni barocche riflesse programmaticamente nelle due parti che dividono il quadro, ciascuna delle quali si appropria dei segni identificativi di questa ricerca mai acquietatasi.

Vorrei dire che imprese di questo genere, riscoprire un quadro, nascosto in una periferia dell’arte come può essere Alatri, leggerlo con occhi nuovi, collocarlo all’interno di una temperie storica e artistica più ampia, riuscire a vedere in esso, cioè, i bagliori della grande storia dell’arte italiana di quel grande periodo che furono gli anni tra la seconda metà del seicento e il primo decennio del settecento, meritano ammirazione e riconoscenza per chi come Mario ne è il protagonista.

E partecipare a un evento del genere, come sta toccando a me sia pure a titolo di semplice voyeur, regala una nuova emozione, che obbliga anch’essa alla gratitudine.

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