C’è un intero settore della mia biblioteca che potrei intitolare “Reparto Professor Mantovani”. Custodisce i libri che il Professore, durante gli anni del liceo, mi ha fatto conoscere e amare. Avrei voluto fotografarli, con le loro vecchie copertine e nelle edizioni molto sobrie che non cercavano di conquistarsi il lettore per la suggestione grafica, per la leggerezza dell’impaginazione, per la gradevolezza del carattere tipografico usato: ci riuscivano solo perché colui che ce li proponeva li aveva fatti esplodere nella nostra mente e nel nostro cuore, convincendoci che, se non li avessimo letti, ci saremmo doluti per sempre della loro privazione.
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Quella volta che Mantovani mi raccontò. Un ricordo di Roberta Fanfarillo
Il professor Mantovani non divagava. Durante le sue lezioni, di un’ora precisa (non c’era ancora l’ora di cinquanta minuti, ma noi non ci stancavamo lo stesso) non si (ci) concedeva pause, non raccontava l’aneddoto familiare, non parlava di sé (ovviamente ci diceva lo stesso tanto di sé). Ricordo solo una deroga, quando il suo discorso finì sulla “Storia d’Europa nel diciannovesimo secolo” di Benedetto Croce (la storia d’Europa come storia dell’affermazione dell’idea di libertà, contraddetta – il volume è del 1932 – dall’affermarsi del fascismo e dei movimenti reazionari nel nostro continente).
In quell’occasione ci disse (così ricordo) che quel libro – uscito nel 1932 – lui lo aveva cercato, non ancora adolescente nella biblioteca del “paesino” nel quale allora si trovava (forse al seguito del padre carabiniere), suscitando sorpresa. Un frammento biografico, i primi passi del suo percorso di formazione, uno squarcio sulla sua vita che guardava – e ci fece guardare – con tenerezza.
Ecco perché credo sia interessante il testo che la mia amica, professoressa e preside, Roberta Fanfarillo mi ha consegnato autorizzandomi a pubblicarlo. È lo stralcio di una conversazione che Roberta ebbe con il Professore quando, nel 2008, gli venne conferita la cittadinanza onoraria di Alatri.
In questa conversazione (da cui poi il giornalista Danilo Del Greco avrebbe confezionato un’intervista per un giornale cittadino) Mantovani parla di se stesso prima di venire ad Alatri, del perché vi era giunto, del suo rapporto con la città, il Liceo Conti Gentili e studenti e colleghi.
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