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Guido, l’assistente volontario del professor Ungaretti

Nemmeno l’autorevole perorazione di GIUSEPPE UNGARETTI riesce ad ottenere che il dottor GUIDO BARLOZZINI sia promosso da “assistente volontario” a assistente straordinario, ottenendo così non solo uno stipendio adeguato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto ma, soprattutto, un ruolo consolidato all’interno del personale docente della cattedra di letteratura italiana contemporanea dell’Università La Sapienza.

Le vicissitudini della “carriera” universitaria di Barlozzini sono documentate nel suo fascicolo personale depositato nell’Archivio storico dell’Università romana e coprono un arco di tempo che va dal 1945 al 1958.

Si tratta di una storia di speranza, attesa e delusioni che si conclude con il “dimissionamento d’ufficio” quando Ungaretti, al raggiungimento del settantesimo anno di età, va in pensione e il docente che gli subentra, GIACOMO DEBENEDETTI (un grande “irregolare” che avrà, anche lui, una contrastata e irrisolta carriera universitaria), di fatto liquida Barlozzini e DARIO PUCCINI, l’altro assistente volontario del grande poeta, e sceglie per sostituirli WALTER PEDULLÀ (che con Debenedetti aveva studiato a Messina) e FRANCO GRISI. La lettera di Debenedetti è del 13 dicembre 1958, il decreto del Rettore UGO PAPI, che sancisce la fine della carriera universitaria di Guido perché non svolge più alcuna attività ed è perciò considerato “dimissionario d’ufficio” arriva un mese dopo, il 12 gennaio 1959.

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memoria, Ritratti

Guido Barlozzini, il comunista

É stata scattata il 18 settembre 1980, è la foto dei funerali laici di Guido Barlozzini, morto per infarto il giorno prima mentre prendeva la corriera per rientrare a Roma per l’inizio dell’anno scolastico. A portare la bara sono – da sinistra – i compagni Franco Padovani, Cesare “il capostazione”, Alvaro Frasca, all’epoca segretario della sezione del PCI di Alatri, Giovannino Di Vico (il cui figlio Valerio mi ha gentilmente dato la foto, che porta sul retro la data, anche se con l’anno sbagliato – 1981 invece di quello giusto). Dietro il feretro si riconoscono i famigliari di Guido, la figlia Beatrice e la moglie Tina e, in seconda fila, insieme con altri giovani militanti, il figlio Alessandro.

Vedo ritratte persone che non ci sono più e che non mi meraviglia siano presenti, noto con sorpresa che, almeno stando a questa immagine, c’è meno gente di quanta io ne abbia finora ricordata ma, forse, si tratta di un inganno dell’inquadratura perché sullo sfondo, a fianco del portone di ingresso del Comune spalancato si scorgono alcuni ragazzi che per vedere il corteo si sporgono da un piano più alto della piazza, forse dal palco che evidentemente era stato collocato proprio davanti al Palazzo, sede allora dell’aula consiliare. La cerimonia funebre, dunque, viene fotografata nel momento della sua conclusione.

Barlozzini era stato consigliere comunale di Alatri per diversi anni, suppongo (gli archivi storici del comune non sono attualmente consultabili) dal 1952 al 1970: l’unico registro dei verbali delle sedute consiliari del periodo che ho trovato è dell’anno 1966, che attestano la presenza di Guido in alcune sedute, una conferma mi è arrivata dai ricordi diretti di Americo Di Fabio che in quegli anni – dal 1965 al 1974 – fu segretario del sindaco Costantini.

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memoria, Ritratti

DIMENTICARE GUIDO PER CONOSCERE BARLOZZINI

Quella che segue è una nuova puntata del mio diario di ricerca su Guido Barlozzini, che tengo su facebook con una certa regolarità e che, però, anche per lasciarne una traccia più profonda di quella concessa dalla rapidità e brevità di circolazione dei post, di tanto intanto pubblico su questo blog (quello precedente è del 18 settembre)

È una ricerca che, finora, ha prodotto più domande che risposte. Ci sono interi capitoli della biografia personale e intellettuale di Barlozzini che debbono essere riempiti. La sua militanza politica nel Partito d’Azione, per esempio, prima di approdare nel Partito comunista, dopo lo scioglimento di questa formazione politica, ricordata ancora oggi per la sua importanza nel periodo resistenziale (nei gruppi di Giustizia e Libertà) e per l’alto tasso di intellettuali presenti tra i suoi militanti.

Oppure gli anni del suo servizio militare, tra il 1941 e il 1944, su cui alcune scarne, ma indicative, informazioni si possono trarre da un appunto, conservato nel fascicolo personale depositato nel Liceo dove Barlozzini insegnò per circa un decennio (fino al 1961), con la pausa di due anni tra il 1956 e il 1958 passati al liceo francese Chateaubriand di Roma (Barlozzini era apprezzato traduttore da quella lingua). Nell’appunto, vergato ai fini di una pratica di ricostruzione della carriera, datato 1953, si ricorda che il giovane professore era stato allievo sottoufficiale, poi tenente, e che aveva partecipato ad azioni nel Mediterraneo ma dopo l’8 settembre del 1943 si era sottratto “alla cattura in territorio metropolitano occupato dai tedeschi per ricongiungersi a un comando italiano”.

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memoria, Ritratti, viste e sentite

Appunti per un ritratto di Guido

Questo è un breve diario (tuttora in progress), che ho tenuto pubblicando brevi post sulla mia pagina facebook, di una ricerca su Guido Barlozzini, un intellettuale, che fu docente, poeta, traduttore, saggista, impegnato in politica, rimasto nella memoria di chi lo ha conosciuto direttamente e di chi di lui ha saputo grazie al racconto degli altri.

Di Barlozzini ho una immagine stampata nella memoria, accompagnata dal suono e, direi anche, dal ritmo della sua voce che sembrava immergere chi lo ascoltava nella profondità dei sentimenti. È una sua conferenza in un circolo cittadino, negli anni del mio liceo. Tema “Leopardi”, su cui egli aveva scritto un saggio, forse in dispense universitarie, “Introduzione alla Canzone Ad Angelo Mai”, pubblicato dalle Edizioni dell’Ateneo (La Sapienza) nel 1947, ancora per me introvabile.

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