Guido Barlozzini, memoria, Ritratti, viste e sentite

Alla fine della ricerca, la poesia che Guido ha vissuto

“La ricerca non ha fine”. La copertina dell’autobiografia di Karl Popper me l’ha inviata un amico con un messaggio whatsapp quando gli ho comunicato (essendomi affidato al consiglio della sua sapienza e esperienza) che la mia ricerca su Guido Barlozzini, che pure sto concludendo, apre sempre nuove piste, tanto da farmi ritenere (e temere) che non possa mai dichiararla esaurita.

È così, interrogare in profondità la vita e l’opera di una persona, di un intellettuale dalle molteplici e complesse esperienze come è stato Guido Barlozzini, propone sempre nuove domande: punti in ombra da chiarire, testi di cui si viene a conoscenza grazie a riferimenti indiretti accennati in qualche lettera ma che nessuno ha mai trovato, congetture suggerite da sintetici appunti vergati su fogli sparsi e senza data, snodi biografici che sembrano nascondere sviluppi in grado di cambiare la prospettiva, il giudizio, la rappresentazione complessiva della sua figura. E, tuttavia, a un certo momento dell’indagine, quando si raggiunge la convinzione che il più sia stato trovato e spiegato, e che la ricerca sia stata condotta con scrupolo, bisogna rassegnarsi a mettere il punto finale.

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