libri e polemiche, Ritratti

Racconti semplici che semplici non sono

Un libro con dodici racconti di Enrico Galantini, con uno stile a cui non mancano – come scrive lo scrittore Davide Orecchio nella quarta di copertina – “delicatezza e ironia. Soprattutto quando racconta le sfide del tempo umano e biologico, la malattia e la vecchiaia”. È stato pubblicato dalla Gottifredo Edizioni. Si può acquistare subito a questo link. La mia introduzione.

Enrico Galantini ama raccontare. Ama farlo soprattutto quando incontra gli amici e li trova disposti a condividere, in compagnia di un calice di qualità, le ore malinconiche della giornata, che richiamano – come succede a Manlio, il personaggio di un racconto di questo libro – le belle avventure di ieri e i fantasmi di oggi.

Ma a Enrico (d’ora in avanti lo chiamerò con il solo nome, per non velare che tra noi c’è una vecchia amicizia e senza perciò voler troppo nascondermi dietro al ruolo, necessariamente più “neutro”, di chi voglia dare contenuti critici al suo entusiasmo di lettore – che in questo caso è pieno) piace anche scrivere i suoi racconti, mantenendo però lo stile del parlato colto e diretto che rappresenta la cifra a mio avviso più significativa e convincente della sua scrittura.

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memoria, Ritratti

UN RESTAURO COME NUOVO INIZIO DOPO IL LOCKDOWN

“Il San Sisto del Cavalier d’Arpino, L’affresco restaurato” è il resoconto di un’impresa che volle essere un atto di ottimismo e fiducia nella bellezza e nell’arte. Il volume, edito dalla Gottifredo Edizioni, è anche una importante testimonianza sul primo periodo della formazione artistica di Giuseppe Cesari rivelandone la precocità e una straordinaria sicurezza e velocità esecutiva. Una ricca galleria fotografica documenta il “prima” e il “dopo” il restauro, un’opera “encomiastica” che, insieme con la vegliarda severità del santo, rivela in alcuni dettagli la gioia e l’apertura alla vita di un giovane.

La sera dell’11 luglio del 2020, il giardino dell’Episcopio era stracolmo di gente. La presentazione del restauro dell’affresco raffigurante San Sisto, attribuito nell’occasione definitivamente al Cavalier d’Arpino a conferma di quanto scritto dall’autorevole storico alatrino Mons. Luigi De Persiis, aveva richiamato persone da tutta la regione, accorse per un evento che inaugurava giornate finalmente sgombre dalle proibizioni e dalle paure del recente lockdown.

Ricordo l’ottimismo della serata, era come se tutti noi presenti sentissimo che quell’iniziativa, quell’incontro aperto e al quale in tanti avevamo voluto partecipare, stava segnando un nuovo inizio, il ritorno alla normalità delle nostre vite, con la possibilità di tornare a occuparci – liberi dalla costrizione della solitudine e senza il peso di altre priorità – dei nostri più cari interessi artistici e culturali.

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capitale umano, memoria

Suoni e canti popolari di Alatri, in un volume e tre CD

Un progetto iniziato nel 2019 si conclude oggi con la pubblicazione (per i tipi di Squilibri) di un volume e tre CD allegati: è l’ultimo atto (per il momento) di Our Folksongs, un’iniziativa dell’Associazione Gottifredo che mette insieme ricerca folclorica, raccolta e scrittura dei canti e delle musiche, rielaborazione artistica e attività formative. E che, inoltre, fa conoscere, mezzo secolo dopo la registrazione, un prezioso “corpus” di canti raccolti nella campagna di Alatri. Di seguito la presentazione del libro.

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Ritratti

La tenerezza inaspettata di Filippo Balbi

Nel Catalogo della Mostra di Trisulti, studi, immagini ad alta definizione, prospettive inedite e originali per descrivere un’opera che il curatore Mario Ritarossi definisce “singolare”. E’ “La Testa anatomica”, il capolavoro del pittore napoletano che soggiornò lungamente alla Certosa. Una tavola a olio che, sottoposta a indagini non invasive, rivela una sua sconosciuta fragilità. Il Catalogo, 168 pagine, è edito da Gottifredo Edizioni, costa 35 euro. La mia presentazione

“Questa mostra è necessaria, e se è necessaria si realizzerà da sola, noi dobbiamo incoraggiarla, assecondarla”. Quante volte io e Mario Ritarossi, durante la lunga gestazione de “Il Corpo e l’Idea – La Testa anatomica di Filippo Balbi”, ci siamo ripetuti questa rassicurazione, soprattutto nei momenti in cui eravamo quasi sopraffatti dal peso dei problemi ideativi, progettuali, organizzativi e finanziari che un’impresa di tale portata ci ha proposto quasi quotidianamente fino a oggi.

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Ritratti, viste e sentite

Scherzi totiani

Gianni Toti, conosciuto come fondatore della poetronica, è stato, lungo le sue moltepici vite, giornalista e direttore di “Lavoro”, settimanale della Cgil voluto da Giuseppe Di Vittorio, negli anni cinquanta del secolo scorso, Fu una sfida all’insegna dell’innovazione, della creatività, della ricerca di un modello popolare vincente nella stampa italiana, capace di coniugare impegno e tempo libero. Intervistai Gianni Toti trentasette anni fa, oggi – come presidente dell’Associazione Gottifredo – custodisco il suo Fondo librario e archivistico.

Si possono anche chiamare scherzi del destino, ma in realtà a determinarli, questi scherzi, c’è sempre una ragione più o meno nascosta, una traiettoria della vita di ciascuno che non può che andare in quel modo, secondo una necessità che a un certo punto del tragitto si rivela inevitabile.

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memoria, Ritratti

I perciatellini di Pietro

“Pietro e Alatri”, un ricordo sulle amicizie e sulle riviste che PietroTripodo “frequentò”  nella cittadina ciociara, dove per alcuni anni operò una piccola casa editrice, l’Hetea, che pubblicò un testo raro di Giuseppe Gioachino Belli, una rivista dell’avanguardia artistica con un numero speciale dedicato a Pizzuto, zeppo di inediti, e un libro di saggi su Tommaso Landolfi. Adesso Pietro viene ricordato con una masterclass dell’Università di Cassino e dell’Associazione Gottifredo.

Pietro cominciò a frequentare Alatri, dove si sarebbe costruito una fitta rete di amici ed estimatori, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando incontrò a Roma, al collegio del Nazareno, del cui istituto scolastico annesso furono ambedue istitutori, Raffaele Manica che me lo presentò. Non ricordo se lo incontrai per la prima volta ad Alatri o a Roma – in una trattoria nella quale discutemmo dello spessore più adeguato delle fettuccine e della nobiltà, per Pietro insuperabile, dei perciatellini del rinomato pastificio abruzzese di Fara San Martino. Ricordo questo particolare perché, riflettendo sulla nostra amicizia, quando ne erano potuti restare solo il ricordo e il vuoto, sono arrivato alla conclusione che l’oggetto delle conversazioni per Pietro non fosse mai innocente, casuale; e che lui piuttosto si ingegnava, al primo contatto, a  fermarsi su un argomento innocuo, che non facesse correre il rischio di discussioni troppo accese e da cui, anche il perdente della controversia dialettica, potesse ritirarsi senza danno e il rancore che avrebbero pregiudicato i rapporti successivi.

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libri e polemiche, memoria

Stéphane Grappelli. In una torre, la conclusione del suo viaggio

L’autobiografia di Stéphane Grappelli, il più grande violinista jazz del Novecento, è stata tradotta (dalla giornalista Paola Rolletta) e finalmente pubblicata in italiano. Si tratta di una coedizione tra l’Associazione Gottifredo – che ha acquistato i diritti dalla prestigiosa casa editrice parigina Calmann Levy – e Ottotipi, un editore romano specializzato in critica e storia della musica. Un “appassionante memoir” di viaggi, incontri, concerti che raccontano la favola di un ragazzo povero che grazie al suo strumento arriva alla celebrità, senza dimenticare le sue origini che cerca per tutta la vita e ritrova ad Alatri, una piccola città della grande provincia italiana. La mia postfazione.

Ad Alatri, a poche decine di metri dal suo monumento più importante, l’Acropoli preromana cinta dalle mura ciclopiche, c’è la torre Grappelli. Fa parte di un edificio che le pubblicazioni turistiche, a segnalare lo sviluppo e il compimento delle sue originarie evidenze medievali, definiscono il più elegante esemplare dell’architettura cinquecentesca dell’edilizia civile cittadina. Si confondono, però, e si impantanano nel vago quando passano a descriverne con esattezza la storia e la proprietà e, soprattutto, quando si ingegnano a spiegare se il nome dato alla torre si riferisca a una famiglia che ne abbia goduto il possesso, come verrebbe spontaneo supporre. L’incertezza è provata perfino dalla voce che al palazzo e alla torre viene dedicata da “wikipedia”, l’enciclopedia on line, redatta dal “basso”, che rievoca una rinascimentale famiglia Patrassi  e cita, qualche riga dopo senza chiarire il nesso, quella dei marchesi Grappelli da cui si fa discendere, attraverso il padre Ernesto, dicendolo nativo di Alatri, il grande Stéphane, nato a Parigi ma dunque con qualche goccia, o anche più, di sangue ciociaro.

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memoria

Luigi Pietrobono, un critico controcorrente

Luigi Pietrobono. Dal “Centro al Cerchio”. Un viaggio controcorrente nell’Universo della Commedia. Con un convegno e una Mostra abbiamo ricordato il sessantesimo anniversario della morte di Luigi Pietrobono, l’insigne dantista nato  e vissuto per lunghi periodi ad Alatri. Questa è l’introduzione con cui ho aperto l’incontro di giovedì 27 febbraio. Il primo atto di un programma che avrà i suoi momenti più importanti nel 2021, anno dantesco. Intanto la colonna sonora della Mostra è data – grazie a un audio conservato presso l’Istituto Centrale dei Beni sonori e audivisivi, riprodotto per questa occasione – dalla voce di Pietrobono che legge i Canti della Commedia. 

 

Ringrazio le Autorità presenti e le Istituzioni che rappresentano per la partecipazione al nostro Convegno, promosso insieme dal  Comune di Alatri, l’Associazione Gottifredo, l’impresa sociale – scuola di lingua italiana “Io studio Italiano” con il patrocinio dell’Università per  Stranieri di Perugia, la Società Dante Alighieri e con il sostegno della Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, partner di tutte le iniziative più rilevanti dell’Associazione e del Coworking Gottifredo, una struttura dell’Associazione a cui si deve l’ideazione e  l’organizzazione della giornata di oggi.

Un saluto particolare mi sarà concesso rivolgere a Padre Angelo Celani direttore dell’Istituto San Giuseppe Calasanzio di Roma, padre Scolopio che ci ricorda con la sua presenza il legame – anche nel nome di Pietrobono – della nostra città, della nostra città degli studi, con i Padri Scolopi e la ricca e benemerita attività educativa che Essi hanno svolto e svolgono.

La nostra Città ha ricordato negli anni  più volte padre Luigi Pietrobono. Preparando la giornata di oggi, ho potuto accedere alla documentazione dei convegni e delle celebrazioni svolte nel passato, su iniziativa della nostra amministrazione comunale e del Liceo Pietrobono. Continua a leggere

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viste e sentite

DIARIO DI UNA MOSTRA/1 BREVE VIAGGIO NEI LUOGHI DI GIROLAMO TROPPA

Girolamo Troppa, il pittore della seconda metà del seicento su una cui  tela, custodita nella sacrestia della Cattedrale di Alatri, noi dell’Associazione Gottifredo stiamo preparando una mostra – avviata dall’ idea e dall’impulso di Mario Ritarossi che l’ha riportata all’attenzione di tutti – è ricordato con una targa posta all’entrata della casa natale nel borgo di Rocchette, nel comune di Torri in Sabina.

Ci sono stato qualche giorno fa con lo stesso Mario Ritarossi, accompagnati dal sindaco di Torri, il medico Michele Concezzi, e dal cultore di storia locale (ma anche imprenditore agricolo) Paolo Della Torre, che è a capo di una associazione chiamata “Cento per cento Rocchette” che non nasconde l’antico rivendicazionismo campanilista nei confronti del vicinissimo paese di cui, dopo essere stato autonomo, è diventato frazione.

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